• mercoledì , 17 gennaio 2018

Il tempo della rivoluzione

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Un secolo prima di Cristo appare sulla scena della storia il ribelle Spartacus. Milleottocento anni dopo la rivoluzione francese mette in evidenza il desiderio di libertà soppressa nei fatti dall’assoluta e insopportabile povertà che prostrava il popolo di Francia. Per lo stesso motivo nel Novecento la Rivoluzione d’Ottobre accende i riflettori sull’esasperazione dei russi che si rivoltano contro lo zar Nicola II.

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La rivoluzione esplode sempre quando l’uomo non è più considerato un uomo. Negli scenari avventurosi dove nasce l’eroe ribelle c’è sempre l’estremo sfruttamento dell’essere umano che nella morte trova l’atto estremo della sua liberazione dalle sofferenze terrene e mette in gioco quella vita che non è più una vita.

E così poi durante il Novecento: i messicani si rivoltano all’ingordigia spagnola e i cubani a quella di Batista. Dopo appena un secolo dall’ultima devastante rivoluzione (quella d’Ottobre) siamo di nuovo alle soglie di un’avventura che segnerà la storia di questo inizio di terzo millennio: 18milioni di italiani sono a rischio povertà!

Oggi, l’uomo è schiavo dei tempi di quelle macchine che lui stesso ha inventato, oltre che della rete che si è appropriata della sua vita vanificando quei sogni dove si rifugiava al bisogno. La situazione è grave, e come tale dovrebbe essere affrontata con l’unico mezzo possibile: una redistribuzione forzosa della ricchezza, quella ricchezza che negli ultimissimi anni, e in maniera spesso opaca, è finita nelle mani di pochi uomini.

La storia delle banche italiane è ancora tutta da scrivere, cosi come è da scrivere la ragione che ci ha visto cedere tutte le nostre migliori aziende: aver perso per morte prematura il 35% delle piccole imprese italiane è un altro punto oscuro. Meno oscure sono le conseguenze che hanno messo sulla strada milioni di lavoratori autonomi o dipendenti, alcuni dei quali più che cinquantenni.

Tutti inneschi pronti ad esplodere ferocemente contro un sistema che ha fatto del motto “per aiutare i poveri l’unica via è far diventare più ricchi i ricchi” l’unico credo. Questa strategia è fallita miseramente: altrimenti non si spiega perché i ricchi sono sempre meno di numero, oltre ad essere immeritatamente è sorprendentemente più ricchi.

Il risultato di questa politica scellerata, peraltro copiata da un passato di povertà, ha prodotto più povertà. Infatti i poveri sono drammaticamente molti di più e incazzati, così come lo erano nel 1789 in Francia quando la Rivoluzione ha consegnato alla ghigliottina 20mila nobili teste.

Ora come allora, sempre più uomini non sono uomini e il rischio della ribellione è molto alto. E la cosa preoccupante è che ormai sembra sia difficile disinnescare la rabbia.

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