TAV, i costi della figuraccia

C’è un gran da fare intorno ai costi benefici della Torino-Lione. Infatti, il Paese, il governo e il ministero dei Trasporti portano le loro sacrosante ragioni ai cittadini come un buon padre di famiglia che amministra oculatamente le finanze di casa.

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E tutta l’Italia pentastellata si riscopre formica e reclama la sua avvedutezza contro il popolo delle cicale leghista che, secondo loro, vuole spendere e spandere come avesse vinto la lotteria.

Mi viene in mente l’immagine del dott. Tersilli (alias Albertone nazionale) che insieme alla segretaria del professore Azzarini, in attesa di operare nella sua clinica, fa i conti sulla parcella richiesta dal luminare.
Pensate se non si fossero messi d’accordo sulla cifra che figuraccia avrebbero fatto con la paziente e messo a rischio il buon nome della clinica che ne avrebbe risentito in maniera drammatica…rispetto allo sconto richiesto sulla pelle dell’ammalata.

L’Italia vive un periodo di poca credibilità internazionale, oltre ad avere un debito pubblico endemico che difficilmente riuscirà a ridurre; se poi tutto questo lo leghiamo ai tempi biblici della giustizia amministrativa e al fatto che coabitiamo con le più accreditate attività malavitose, capite bene che rinunciare alla TAV non è più solo un conto economico costi-benefici, ma ne va della nostra affidabilità in Europa e nel mondo.
Perché mai un investitore estero dovrebbe venire nel Bel Paese con il rischio di vedersi ribaltare il contratto che aveva firmato?

I parlamenti di Francia e Italia – a suo tempo – deliberarono il contratto che prevede la costruzione dell’alta velocità Torino-Lione e l’Europa coprirebbe in parte il costo dell’opera. Come può pensare un governo in carica di sbugiardare in maniera tanto clamorosa chi lo ha preceduto e pensare di farla franca?
I panni sporchi non vanno mai messi in piazza!

Fare un gran can can, al di là di come andrà a finire, è stata una cosa sbagliata perché non abbiamo dimostrato di essere un Paese attendibile. La serietà di uno Stato si misura come quella di un gentiluomo: gli impegni presi vanno rispettati sempre, perché i costi-benefici d’ “onore” sono di gran lunga più importanti di quelli economici.

Non mantenere la parola data è una figuraccia dai costi imprevedibili.