Solo in Emilia Romagna il blocco delle auto Diesel Euro 4


Ascolta



Tanto per semplificare la vita ai cittadini ora, con la scusa dell’inquinamento, l’Europa e le regioni italiane più evolute che gli vanno dietro, danno l’ennesimo aiuto alle già ultra ricche industrie automobilistiche del Pianeta. Come? Obbligando i cittadini a cambiare auto per legge, perché in Emilia Romagna, per esempio, la Regione ha deliberato il divieto di circolazione per le auto “Euro 4”, praticamente tutte o quasi. Mentre in Lombardia e Veneto si sono limitati alle “Euro 3”.

Dunque, quel ceto operaio impoverito sarà costretto ad andare al lavoro con quei mezzi pubblici che a Roma, per fare un altro esempio, si rompono o vanno a fuoco durante il servizio (oltre 25 autobus solo quest’anno), con tanto di passeggeri dentro tra cui disabili, bambini che vanno a scuola, anziani e tutti coloro che non possono permettersi di pagare un costoso taxi.

Credo che decisioni come la difesa ambientale siano giuste per quei Paesi la cui popolazione può permettersi questo lusso, ma non vanno bene per gli altri Paesi in cui molti faticano ad arrivare a fine mese per comperare i beni di prima necessità. Ma c’è di più: queste civilissime decisioni è ragionevole che le prendano quelle Nazioni che hanno reso più conveniente viaggiare con i mezzi pubblici per comodità, puntualità, costi ed efficienza, per cui ai cittadini non costa molto, in un secondo tempo e gradualmente, provvedere a cambiare la propria auto se sentono l’esigenza di muoversi con i propri mezzi.

In Italia, invece, spesso sembra andare in scena la fiera dell’ipocrisia. Davvero pensiamo sia sufficiente istallare quattro biciclette elettriche nelle città principali per fare del nostro un Paese ecologico?

Ci sono oltre diecimila piccoli paesini distanti qualche chilometro l’uno dall’altro e centinaia di migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano per andare a lavorare. Ma in moltissimi casi le infrastrutture che collegano città e territori sono carenti e il servizio di trasporto pubblico non esiste. Perché, dunque; imporre a quella classe operaia già esasperata dal pagamento della crisi e dalle ricette rigoriste di buttare via la vecchia auto e comprarne una nuova?! Peraltro, si tratta di una scelta non finalizzata a sostenere la crescita e l’ammodernamento dello stato, bensì a incrementare i profitti delle poche aziende automobilistiche già padroni del mondo!

Avete idea di quali importi da capogiro verrebbero fuori se solo il 50% della Regione Emilia Romagna pretendesse che i suoi residenti cambino auto?

Per giunta, anche ammettendo che ci sia una conversione completa, per cui una volta divenuti tutti ambientalisti fulminati sulla via di Damasco decidessimo di cambiare immediatamente macchina, non faremmo che contribuire a sostituire il controllo sociale: dalla Polizia urbana a quella dell’Agenzia delle Entrate, pronta a chiederci subito dove siano stati presi i soldi per cambiarla.

Insomma, in un modo o nell’altro, siamo sempre attesi dietro l’angolo dal solerte milite ben rappresentato da Alberto Sordi (alias Otello Celletti) nel film “Il vigile” o dal diligente maresciallo della Finanza Aldo Fabrizi nel film “I tartassati”. Insomma, in un modo o nell’altro, si finisce sempre dalla padella alla brace.