• domenica , 25 febbraio 2018

Il popolo aspetta fiducioso un condottiero

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La spinta propulsiva di un Paese è l’economia, forse l’unica cosa che dovrebbe essere davvero imposta per legge. L’economia è la base di ogni azione, altrimenti parliamo di come arredare l’attico quando non abbiamo gettato neanche i pilastri della costruzione.

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Qualcuno eccepirà che siamo uno Stato manifatturiero tra i più importanti: vero! Talmente vero che proprio attraverso questa peculiarità ci siamo guadagnati un posto di primo piano tra i grandi del mondo; anche oggi in uno scenario economico ridisegnato negli ultimi vent’anni, che ha visto Paesi come la Cina e l’India, tra gli altri, irrompere prepotentemente nel mercato planetario.

Ed è proprio questo che inquieta, perché abbiamo deciso di tirare i remi in barca e ci siamo messi di buona lena a bucare pazientemente e costantemente il natante come a volerlo affondare

Esagerato? Naturalmente, ma di fatto non abbiamo più le aziende portaerei che solcavano gli oceani, una ad una sostituite con gli yacht di lusso come i brand più famosi, ma il punto è che sono pochi e insufficienti a distribuire la ricchezza nel Paese, tanto è vero che il cosiddetto ascensore sociale scende, altro fermato!

Se quanto accade in Italia è frutto di una strategia economica riteniamo che sia decisamente sbagliata, visti i risultati.
La classe politica e quella dirigente, dalla prima nominata, sembrano colpite da miopia acuta, cioè guardano a un palmo dal loro naso e non immaginano più cosa succede solo a qualche metro di distanza; non ho elementi per potermi avvicinare al fortino degli scienziati, ma è di tutta evidenza che la crisi di quel sistema bancario italiano che alimentava l’economia non fornisce più carburante e il motore economico si è fermato fino ad arrugginire.

Con quale sommo sapere nel castello è stato deciso che questa è la strada giusta da seguire? Con parole semplici, lor signori scienziati economici, dimostrino generosità e ci informino sul futuro che ci hanno riservato; ormai la sorpresa c’è l’hanno fatta perché aspettare ancora per raccontarci la visione!

Chiediamo sommessamente, ma con fermezza, una cosa: non ci raccontino in due parole che siamo vittime di una crisi internazionali perché ci incazziamo: questo lo sappiamo già, ma non giustifica quanto accaduto nel Bel Paese.

Infine, ci spieghino che fine hanno fatto i risparmi dei lavoratori “sputtanati” dai banchieri, ci riferiamo a quei risparmi difesi dall’Art. 47 che dal dopoguerra, e anche da prima, alimentavano il motore dell’economia italiana.

Capite bene che i soldi non possono essersi dissolti, da qualche parte saranno pur finiti, e allora ci sorge un dubbio; non è che li tengono custoditi a titolo personale i banchieri, con l’idea di non restituirli?
Banchieri, casualmente diventati veri e propri nababbi senza aver mai lavorato un giorno in vita loro.

Ora, se guardiamo alla campagna elettorale sembra che ci sia una gran confusione sull’argomento specifico – oppure una folle lucidità.
Difendere i risparmi, il lavoro e la casa non è populista, ma solo il popolo incazzato pronto a riprendersi ciò che gli è stato tolto con l’inganno; un popolo che aspetta fiducioso un condottiero che possa fare giustizia e condannare chi ha tentato di rubare il suo futuro.

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