• mercoledì , 17 gennaio 2018

Politica e classe dirigente, due capacità distinte

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Sempre di più si tende a confondere i ruoli, la cosa che lascia perplessi è la buona fede, il convincimento con cui ci si esprime nel redigere pagelle sulle attività svolte sempre da qualcun altro.
Ed ecco che accusiamo di incapacità la classe dirigente del Paese pensando ai politici, i quali troppo spesso vengono ritenuti a torto, incapaci di svolgere una determinata attività, come amministrare una città o fare il ministro, solo in quanto non specificamente esperti nella materia assegnata. Oggi, è su questo che vogliamo riflettere!

Un Sindaco non deve saper fare mille mestieri, ma individuare le donne e gli uomini più adatti per svolgere la missione attribuita, il suo compito è di avere una visione d’insieme del domani; quel domani cha attraverso la classe dirigente che avrà saputo scegliere potrà rendere più agevole la vita dei cittadini che lo hanno chiamato a governare la città.

La stessa cosa vale per i ministri della Repubblica, troppo spesso tacciati di incapacità, ma cosa vuol dire? che un ministro della Salute è meglio se medico, piuttosto che un ingegnere presso il ministero della Infrastrutture? Ma non ci ricordiamo dei disastri che sono stati combinati quando insistentemente hanno chiamato al dicastero della Salute Veronesi? Solo per fare un esempio tra i più noti!

I Governi tecnici sono sempre stati una escamotage per far compiere a persone estranee alla politica (o quasi) le cose più dolorose per le famiglie del Paese.

Un ministro deve avere l’autorevolezza nello scegliere la classe dirigente più capace per il suo dicastero; non deve certo entrare in sala operatoria per per dimostrare di essere il più bravo dei chirurghi.
Noi, in modo machiavellico, tendiamo a confondere le cose soprattutto quando nominiamo un ministro che impara il mestiere cammin facendo; magari senza la avere consapevolezza del ruolo politico, come si amministra e si governa un dicastero nella sua complessità. È lui stesso che deve scegliere le donne e gli uomini più titolati.
Oddio, quando nominiamo un ministro degli Esteri, mi pare scontato che deve almeno conoscere la lingua inglese come l’italiano, e non impararla durante il mandato parlando a gesti come è successo al ministro Alfano.

Chiarite queste cose non è che la macchina governativa diventi perfetta, ma il lavoro certo sarà più efficace. Quando si tende a confondere i ruoli si fa caciara, e di caciara in caciara non si arriverà mai a capire i confini della responsabilità politica e della capacità della classe dirigente.

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