Parigi brucia per il carburante del ceto medio impoverito

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Eppure sembrava l’ennesima conquista sociale quello di poter viaggiare a basso costo con una macchina a motore che avrebbe potuto durare quasi in eterno.

I motori diesel sembravano fatti apposta per permettere ai lavoratori di potersi spostare con grandi benefici sui costi del consumo del carburante, anche se inizialmente avevano pagato il mezzo qualcosa in più, ma cosa importava? Tanto avrebbero recuperato nella manutenzione e sui costi decisamente inferiori del Diesel.

Ma ora, quasi per un capriccio, i ricchi hanno deciso di salvare il mondo e chiedono al ceto medio e alla classe operaia l’ennesimo sacrifico, quello di farsi carico di salvare il mondo, appunto. I ricchi hanno avuto l’idea (e già è sufficiente per loro).

E dopo aver costruito più motori diesel che a benzina, raschiando il barile dei risparmi del benessere dei cittadini, hanno deciso di cambiare rotta e giocare con le “macchinette” elettriche, le quali costano il doppio, è vero, ma inquinano decisamente meno, o nulla. Però questo lo vedremo solo tra qualche decina di anni, e lì capiremo se le persone “fulminate” saranno effettivamente meno delle vittime dell’inquinamento atmosferico provocato dai motori diesel.

Il punto è che dopo ci vieteranno le caldaie per scaldare la casa, i frigoriferi e pure i condizionatori perché decideranno di rilanciare la produzione dei ventagli. Quel diesel tanto buono che ci hanno propinato come lo sciroppo miracoloso ora non è più tale ma, pensate un po’, nuoce gravemente alla salute.

In Italia abbiamo preso coscienza recentemente del problema inquinamento, con il divieto di circolazione in alcune regioni del Nord, che hanno imposto alle auto Diesel Euro 3 di rimanere in garage, costringendo i lavoratori ad affollarsi ancora di più in quei mezzi pubblici, destinati ai pendolari, sempre in ritardo e affollati all’inverosimile.
Dove d’estate l’odore acre delle ascelle non lavate ti prende alla gola e d’inverno sei costretto a lunghe attese nelle stazioni a cinque gradi sotto zero.

Ma i ricchi cosa ne sanno di questo mondo?! Sono in buona fede, un po’ come Maria Antonietta che voleva dare da mangiare brioches al popolo affamato di Francia, mentre indossava i magnifici orecchini battuti qualche giorno fa all’asta a Ginevra ad appena 30 milioni di euro.

Ecco, penso che la parola brioche di allora, pronunciata dalla moglie di Luigi XVI, oggi possa indignare quello stesso popolo francese che allora decise di tagliare la testa a Maria Antonietta, e magari oggi metaforicamente a quel Macron I, che precipita vertiginosamente nei sondaggi perdendo quasi cinquanta punti di gradimento dalla sua elezione.

La storia non la fanno i facinorosi, ma quei finanzieri che attraverso le guerre guadagnano un sacco di soldi ostentando bandiere di rivolta contro quei sistemi che vengono distrutti per essere ricostruiti esattamente uguali a prima. Ieri la scintilla della discordia erano state le le brioches, oggi il carburante. Come finirà? Sarà l’ennesima jacquerie dei tempi moderni o qualcosa di più?

Quella mattina del 14 luglio del 1789 fu il Duca Rochefocauld ad avvertire Luigi XVI dell’assalto alla Bastiglia. Preso da sconcerto, il monarca chiese “è l’ennesima rivolta?”. “No, maestà. È una rivoluzione!” – si sentì prontamente rispondere.

Come finirà non possiamo prevederlo, ma se le proteste dovessero proseguire Macron potrebbe rischiare “il trono” e, con esso, anche l’asse Parigi-Berlino potrebbe cominciare a scricchiolare.
Che dire? Allons enfants de la Patrie! Questa volta è in gioco non solo il destino della Francia, ma dell’Europa intera.