L’Italia s’è rotta

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Le immagini che scorrono nei telegiornali ci raccontano sempre di più di un Paese che crolla. Crollano i ponti, che nella farsa della drammaticità recitano la commedia del Morandi schiantato nell’ora di mezzogiorno di un infuocato 14 agosto.

Farsa e commedia sono stati messe in scena per aver sottovalutato la pericolosità di una tragedia annunciata e la successiva scelta di quel Commissario straordinario che non poteva essere altro che il primo cittadino della città: perché aspettare due mesi per una decisione di buon senso?
Dove è quel cambiamento sbandierato durante la campagna elettorale? È colpa della burocrazia che impedisce decisioni semplici? Ecco, in questo caso il governo del Paese avrebbe dovuto decretare d’urgenza quella decisione presa, ma perfezionata solo 60 giorni dopo!

Ma per tornare alla sensazione del Paese che crolla e mette paura a tutti noi, basterebbe guardare quei servizi televisivi (in special modo della giornalista Milena Gabanelli) a cui non abbiamo mai prestato la dovuta attenzione nel passato che, invece, dopo il Morandi, guardiamo con grande apprensione. Mi riferisco al deterioramento dei viadotti abruzzesi, dove il ferro dei piloni si sbriciola come fosse legno marcio.
Dovremmo guardare alle case consegnate recentemente ai terremotati d’Abruzzo che, solamente qualche giorno dopo, sono state sgombrate per pericolosità: casette prefabbricate nuove di pacca…no comment!

C’è una scuola ai confini con la Svizzera, con una popolazione studentesca che sfiora i cinquemila alunni, il cui tetto d’amianto si sta deteriorando. Ebbene, sono anni che giunte su giunte si rimpallano quella assunzione di responsabilità impopolare che imporrebbe la chiusura della stessa scuola. Ah, è vero, aspettiamo che qualche studente si ammali e muoia per correre ai ripari!

È un po’ la storia del Morandi: chiuderlo avrebbe rappresentato impopolarità politica e tante critiche. Così come evacuare quella scuola diventerebbe disagio per studenti, famiglie e insegnanti, ma in questi lunghi anni di “pericolosità consapevole” avrebbero potuto costruire la Gronda a Genova e la nuova scuola, no?
Ah, mancavano quei fondi che avrebbero fatto sforare la contabilità da presentare a mamma Europa…Ma è proprio in questi casi che avremmo dovuto protestare con l’Unione, e non per regalie elettorali!

L’Italia s’è infranta sulla Salerno Reggio Calabria che, cinquant’anni dopo, è ancora in costruzione; l’Italia s’è infranta sul Mose di Venezia; l’Italia s’è infranta sul Morandi di Genova; l’Italia s’è infranta sulla mancata ricostruzione di territori come l’Abruzzo e le Marche, i quali avrebbero avuto bisogno di meno proclami e più professionalità da parte di una classe dirigente approssimativa.
L’Italia s’è infranta sulle monorotaie Ottocentesche, ancora le stesse dopo oltre cent’anni da Nord a Sud del Paese: Belluno – Montebelluna e Catania – Palermo.
L’Italia si è infranta quando è stato permesso ad alcuni banchieri di truffare, in maniera anche maldestra, i risparmiatori.

Ed ora l’Italia s’è rotta definitivanente. I cittadini si sono rotti definitivamente. Cercano qual rinnovamento che, almeno a giudicare dai primi passi del nuovo governo, anche questa volta non si vedrà all’orizzonte. Speriamo di doverci ricredere. Forse le aspettative sono eccessive, perché proporzionate al grado di rottura, è di soldi e tempo per realizzare le cose ce n’è poco. Ma siamo in molti ad attendere un segnale di cambiamento. Che non ci facciano invecchiare, attendendo invano.