• mercoledì , 13 dicembre 2017

Like, gli applausi di un’esasperata modernità

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I like sono come le battute di mani, che una volta erano riservate alle persone che guadagnavano il palcoscenico per esibire la propria arte. Uso il verbo passato perché non è più così, nel senso che la rete offre la possibilità – a chiunque lo desideri – di recitare pubblicamente ed essere applaudito nel teatro planetario con quei like che hanno sostituito le battute di mani circoscritte nell’arena.

ascolta

 

Insomma, oggi i “like” ed i “tweet” sono un po’ come le standing ovations che una volta si tributavano ai vari Luciano Pavarotti dopo le loro esibizioni. Tanto più a lungo duravano gli applausi a scena aperta, maggiore voleva essere la gratitudine dimostrata per quello che gli artisti avevano saputo regalare al pubblico.

A tal proposito ci facciamo una domanda, ma non bastava un semplice e composto battito di mani? Secondo un vecchio modo di pensare la valutazione delle condivisioni sui social sarebbe stato più che sufficiente! invece, noi riteniamo di no e raccontiamo il nostro dissenso da costoro con una metafora: “i denigratori dei like avrebbero processato in diretta la signora della terza fila, posto 22, perché batteva le mani annoiata, accusandola di applaudire senza sincerità.”

Gli integralisti detrattori dei like sarebbero stati capaci di buttare fuori dalla sala la povera donna ingioiellata, neanche fosse stata la compare dell’artista con cui spartire il bottino di un successo rubato! Invece, una volta, ci si prodigava a batter le mani sempre più forte fintanto che il protagonista non usciva nuovamente sul proscenio a regalarci ancora una volta il saggio della sua bravura.

Pensate, anche allora c’era l’applausometro addomesticato dai parenti ed amici compiacenti, ma che importanza aveva se l’artista otteneva sempre più successo ed arricchiva i gestori dell’arena, oltre che lui stesso? Ecco, i “Mi Piace” funzionano nello stesso modo.

Solo che per qualche autore vale la pena spellarsi le mani per applaudirlo, per qualcun’altro invece, appena accese le luci in platea, si corre al guardaroba per riprendersi il cappotto; ciò che voglio dire è che scappavano a gambe levate perché annoiati a morte da una musica suonata ma stonata con l’attualità delle cose.

Sufficiente, per carità, ma un po’ come i soldatini di piombo messi in fila senza vita, tanto per ricordare al loro pubblico imbalsamato che a casa avevano il pianoforte. I like avranno mille difetti e in parte hanno anche condizionato la nostra vita, ma viva Iddio offrono a tutti la possibilità di esibirsi sul “palcoscenico” di una esasperata modernità.

Art Print by John Holcroft

 

Steve Cutts, illustratore e animatore, da sempre attento a società e ambiente, ha realizzato il video Are you lost in the world like me? La rappresentazione di Cutts si concentra sui risvolti delle nuove tecnologie e dei social network, omettendo volutamente di soffermarsi sugli innegabili vantaggi, anche in termini di rapporti interpersonali e di ampliamento dei propri orizzonti individuali, che il mondo virtuale può racchiudere.

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