L’Europa Frankenstein

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Un ministro è il rappresentante di un partito di maggioranza votato dai cittadini che lo hanno scelto. Ha il compito di dotare il suo dicastero di una visione politica. Il direttore generale, invece, deve essere competente. Ed è proprio grazie a questo mix tra chi ha la visione del politico da una parte e la competenza del tecnico dall’altra che è possibile seguire il percorso: un po’ come nelle gare di rally dove pilota e navigatore puntano al traguardo.

Quando gli stessi uomini fanno confusione di questi ruoli e racchiudono in un unico individuo la visione politica e la realizzazione tecnica del progetto, ecco che le parole si sconnettono dalla realtà e si producono danni indescrivibili: gli esempi di questi disastri sono i governi cosiddetti tecnici.

L’esempio ultimo di questi pasticci che si sono scollegati dalla realtà nel nostro Paese sono esplosi in tutta la loro virulenza con il governo Monti, insediato in maniera subdola e vigliacca nel novembre del 2011, quando si affacciava all’orizzonte il vento del Movimento 5 Stelle che già soffiava prepotente nelle periferie. Il Governo dei professoroni è stato il concime che ha fatto crescere a dismisura i populisti.

E quando nel 2013 li abbiamo visti approdare in Parlamento, in rappresentanza di un quarto dell’elettorato del Paese, abbiamo continuato a dileggiarli e liquidarli come fossero una esperienza di ultima generazione del Fronte dell’Uomo Qualunque che nel dopoguerra italiano portava avanti istanze liberal-conservatrici e legate all’antipolitica.

Solo Pierluigi Bersani aveva capito la portata del cambiamento che non era affatto una protesta, ma fu sbeffeggiato sia dai suoi compagni di partito che dagli stessi pentastellati, i quali hanno continuato la loro corsa fino ai giorni nostri che li vedono, insieme alla Lega, governare il Paese con una rappresentanza pari a quella della Democrazia Cristiana d’altri tempi.

Di chi sono le responsabilità di quanto accaduto? Sono naturalmente di tutti, meno che del Movimento 5 Stelle, che i vecchi e nuovi tromboni continuano irresponsabilmente a dileggiare. Irresponsabilmente perché non vorrei che a furia di dargli addosso, aprissero la strada ad un populismo fuori controllo (anche contro il M5S) che irrimediabilmente produca una deriva a destra.

I ponti abruzzesi sono tutti limitati al traffico per pericolosità; nessuno si prende più la responsabilità, dopo quanto accaduto sulla A10 e la conseguente drammatica caduta del ponte Morandi. Questo è solo l’inizio di successive limitazioni anche delle scuole che nessuno, se chiamato, dichiarerà sicure: il Paese ha iniziato ad invertire la marcia verso periodi dai ricordi inquietanti.

Non vedere tutto ciò da parte dell’Europa è drammatico. Non ammettere che il rigorismo è stata un’avventura disastrosa per il ceto medio del Continente, questo sì che è irresponsabile; eppure, i greci  sono lì a testimonianza di un popolo ridotto a zombi, impoveriti e soprattutto rassegnati ad esserlo e questo oltre le notizie che ci propinano gli speculatori dei mercati finanziari.

Ci stiamo avviando verso un’Europa Frankenstein, che affonderà ancora i suo bisturi nelle paure umane, provocando una fuga scomposta dei suoi cittadini verso destra. Eppure, non solo è già successo, ma la stessa Europa nasce proprio per scongiurare la nascita di questi mostri che oggi sembrano essere ignorati come in una escalation di imbecillità.

Persone che sembra non riescano più a comprendere quella democrazia poggiata sui pilastri della visione e della competenza condivise per giungere al traguardo della libertà che dobbiamo guadagnarci giorno per giorno perché nulla è scontato. Il sogno europeo è uscito dalla sala operatoria dove sono stati cuciti insieme 28 pezzi dalle dimensioni diverse senza nessuna armonia. Tutto ciò sfa facendo rimpiangere quei nazionalismi che si riaffacciano prepotenti all’orizzonte.