L’Europa copia i sabaudi e affossa il Sud

 



Recentemente il BLOG ha ospitato la lettera aperta di Andrea Camilleri a “Repubblica” sul mancato sviluppo della Sicilia. È stata pubblicata perché crediamo che non tutti conoscono cosa fosse il Regno delle Due Sicilie, mentre in tanti sono a conoscenza della situazione attuale.

 

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In breve sintesi, Andrea Camilleri, rammenta come i sabaudi, giullari degli altri Paesi d’Europa, si appropriano, più con la penna che il sangue, di una potenza economica tra le più evolute dell’Ottocento.

A ripensare ai fatti ultimi dell’Unione europea, sembra che i burocrati di oggi non hanno fatto altro, con qualche modifica ingannatrice, che copiare i passaggi di una Unita d’Italia che nessuno voleva. Naturalmente non la volevano i “gattopardi” che meritano una rivisitazione del significato della nota frase “cambiare tutto perché nulla cambi”. Certamente non la volevano i contadini, i braccianti e gli artigiani.
Il principe Tommasi di Lampedusa, evidentemente, aveva capito che i sabaudi, longa mano dei francesi, pensavano che l’Italia, una volta unita, sarebbe diventato uno Stato vendicatore come il conte di Montecristo.

Il messaggio era riservato a coloro che, secondo i sabaudi, venivano sfruttati dall’aristocrazia dell’epoca. Come se loro si fossero proposti di dividere i loro miseri averi in una immaginifica (e futuristica per l’epoca) cooperativa sociale. Miseri averi perché sembra fossero solo 20 i milioni di lire sabaude immessi per realizzare l’Unione d’Italia, contro gli oltre 400 esborsati dal Regno delle Due Sicilie.

Andrea Camilleri, precisa puntualmente che nell’anno 1856, quando in occasione dell’Esposizione Internazionale di Parigi, Il Regno delle Due Sicilie ricevette il Premio come terzo Paese più industrializzato al mondo, dopo Inghilterra e Francia.
Il Meridione possedeva una flotta mercantile pari ai 4/5 del naviglio italiano, una flotta che era la quarta del mondo. Il Sud era il primo produttore in Italia di materia prima e semi-lavorati per l’industria.
Aveva circa 100 industrie metal meccaniche che lavoravano a pieno regime ed era attiva la più grande azienda metalmeccanica d’Italia. Oltre a possedere fabbriche tessili, manifatturiere, estrattive, distillerie e cartiere. La prima industria siderurgica d’Italia era lì, nel Regno delle Due Sicilie.

Il primo mezzo navale a vapore del Mediterraneo (una goletta) fu costruito nelle Due Sicilie e fu anche il primo al mondo a navigare per mare. La prima nave italiana nel 1854 arrivò, dopo 26 giorni di navigazione, a New York. Era meridionale e si chiamava “Sicilia”. La bilancia commerciale con gli Stati Uniti era fortemente in attivo e il volume degli scambi era il quintuplo del Piemonte.

Il cantiere di Castellammare di Stabia, con 1.800 operai, era il primo d’Italia per grandezza e importanza, il tasso di sconto praticato dalle banche era pari al 3% e il più basso della Penisola; una “fede di credito” rilasciata dal Banco di Napoli era valutata sui mercati internazionali fino a quattro volte il valore nominale. Il Regno Napoletano, fra tutti gli Stati italiani, vantava il sistema fiscale con il minor numero di tasse: ve ne erano soltanto cinque.

Nel primo anno di unificazione, il neonato Stato italiano introdusse 36 nuove imposte ed elevò quelle già esistenti. In appena quattro anni, la pressione fiscale aumentò dell’87%, e il costo della vita ebbe un incremento del 40% rispetto al 1860, i salari persero il 15% del potere d’acquisto.
Dopo l’unificazione d’Italia, l’industria meridionale e persino l’agricoltura furono abbandonate e penalizzate con una politica economica che favorì il Nord a danno del Sud, come risulta da un’inchiesta sulla ripartizione territoriale delle entrate e delle spese dello Stato voluta da Francesco Saverio Nitti.

Per diversi decenni si verificò un continuo drenaggio di capitali dal meridione al Nord dovuto proprio ad una scelta di politica economica dello Stato, mentre sul piano delle imposte il Mezzogiorno e la Sicilia contribuivano in maniera di gran lunga superiore alle regioni del Nord
Non andò meglio per i lavori pubblici, in quanto gran parte delle spese furono fatte nell’Italia Settentrionale e Centrale.

In sostanza, per ripeterlo in maniera più dettagliata e incisiva, il bottino dei Savoia fu veramente enorme, se si considera che il danaro trafugato dalle casse del “Regno delle Due Sicilie” ammontava a 443 milioni di lire oro, vale a dire due volte superiore a quello di tutti gli Stati preunitari della penisola messi insieme.
Tanto per fare un esercizio accademico proviamo solo a quantificare quanto ammontano le riserve della Bundensbank oggi rispetto a quelle della Germania federale prima dell’unificazione e della moneta unica.