Lega e 5 Stelle, tornare al voto per rimandare le promesse

Sulla bontà o meno del reddito di cittadinanza, piuttosto che la cancellazione della legge Fornero o la flat tax (in italiano: tassa piatta, calcolata come percentuale costante) non entriamo, salvo riflettere sui costi e le coperture di questi provvedimenti ritenuti complicati dai cosiddetti esperti.

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In effetti, non abbiamo capito quanto questi progetti siano irrealizzabili o se solo criticati a prescindere, in quanto proposti da esperti di idee politiche opposte .

Comunque, in questa giornata di ingorgo di parole, opinioni e previsioni ci piace pensare che tutto è più semplice di ciò che appare; cioè, che i due partiti attori protagonisti delle elezioni del 4 marzo si siano resi conto che governare il Paese significa mantenere gli impegni presi, in quanto solo così potranno aspirare a volare ancora più alto, oppure crollare sotto il peso delle azzardose promesse.

In questa perplessità amletica, la Lega e il Movimento 5 Stelle, visti i sondaggi di un eventuale prossimo voto, dove prenderebbero più preferenze del 4 marzo, sono fortemente tentati di buttare all’aria il tavolo e una volta trovato il capro espiatorio, fosse Forza Italia di Silvio Berlusconi o il PD di Matteo Renzi, fare il possibile per tornare alle urne.

Sotto questa ottica ecco che, la elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento potrebbe essere l’attimo fuggente da cogliere al volo e costringere la concorrenza ad inventarsi un Governo da bersagliare di invettive per aver impedito a due partiti, Lega e 5 Stelle, di realizzare l’Italia di Bengodi a partire dal reddito di cittadinanza (780€ per tutti, o quasi) e quella flat tax che a Hong Kong funziona da Dio; a proposito, dov’è Hong Kong?

Ah, quasi dimenticavo, la necessità di dare fuoco all’odiosa legge Fornero che, una volta spente le fiamme, darebbe nuova speranza ai pensionati e al Paese.