• domenica , 25 febbraio 2018

Le “catene” di Amazon

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Ascolta.

 

Sembra che la cosa più grave commessa da Amazon, sia quella di non aver concordato con i sindacati i termini su come far indossare il braccialetto ai suoi collaboratori: a nessuno è venuto in mente di dire che queste cose non si fanno e basta?! Il fatto stesso che ne stiamo qui a parlare mi fa inorridire, mi fa inorridire spiegare il mio punto di vista sulla vicenda.

Ora, che lo schiavismo nel mondo non sia mai tramontato è ampiamente risaputo, ma d’altronde cosa ce ne frega se nei campi profughi governativi libici le persone vengono messe all’asta a poco più di 500€… a proposito, ne avete saputo più nulla della vicenda? perché se ci scandalizziamo solo per qualche ora su quanto scoperto dai giornalisti della Cnn, per poi dimenticare tutto il giorno dopo, allora posso capire l’indifferenza suscitata dalla decisione di Amazon!

Possibile che sia stata abolita solo quel certo tipo di schiavitù che prevede le catene ai piedi, mentre è considerato normale mettere un braccialetto elettronico a un uomo per controllare il suo lavoro? La società di oggi sembra avviata ad una escalation di rassegnazione di molti uomini che si consegnano spontaneamente ad altri uomini; una forma di vassallaggio moderno con lo stesso spirito di allora: consegnarsi al nobile perché pensi alla nostra difesa e alla nostra sopravvivenza in cambio della nostra vita.

Il braccialetto di Amazon non si può, e non si deve, discutere; ma come abbiamo potuto permettere che ciò accadesse nel cuore dell’Europa?! Certo, non dovrebbe proprio succedere da nessuna parte, ma se avviene nel vecchio Continente cosa sarà riservato al nuovo Oriente? Dunque, siamo davvero diventati tanto flaccidi e viziati da accettare ogni cosa, o in noi è rimasto quel minimo di orgoglio che ci possa spingere alla protesta per difendere quel principio di libertà che è costato il sacrificio di innumerevoli vite umane?!

Mi chiedo dove sia finito l’acciarino che provoca la scintilla di una rivoluzione contro il tentativo dell’uomo di ricondurre l’altro uomo alla schiavitù. Eppure, la storia recente ci narra di episodi terribili raccontati con gli occhi di chi li ha vissuti, possibile che abbiamo tutti i riflettori accesi ancora sul passato e affrontiamo il futuro al buio certi che la storia non si ripeta!

Personalmente credo che i condizionamenti psicologici, quelli alimentati dal bisogno, l’accettazione consapevole di farci privare della libertà, sia l’anticamera di quei drammi che non dobbiamo dimenticare; ma a volte, come in questo caso, ci chiediamo dov’è quella scintilla pronta a provocare l’esplosione, se non negli uomini trattati da schiavi da altri uomini.

Dalle “catene” di Amazon indietro non si torna, ed è per questo che devono essere impedite: costi quel che costi!

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