• domenica , 19 novembre 2017

La scelta di Loris, fa riflettere

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Un racconto, una storia, il dramma di una persona che dopo quarant’anni di patimenti decide di mettere fine alle sue sofferenze con la dignità di una morte che l’uomo dovrebbe riconoscere all’uomo, ancora una volta, invece, costretto ad andare in Svizzera, come Loris Bertocco.

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Il nostro Paese non concede il visto per i Campi Elisi, dove potersi stabilire dopo la morte terrena amato dagli dei; anni di trattative è non si è ancora riusciti a trovare quell’intesa indispensabile perché la libertà possa essere riconosciuta anche nel porre fine ai propri dispiaceri e nel pieno rispetto della volontà dell’essere umano che deve rispondere solo a se stesso, per quanto attiene alla sua vita.

Eppure, non è difficile mettere a disposizione un mezzo di trasporto per affrontare il viaggio verso l’ignoto e andarsene con la speranza di trovare un mondo migliore. Cosa rimane a chi non ha più nulla nel suo mondo, se non imbarcarsi sul vapore con una valigia di cartone legata con lo spago, povero, ma con i documenti di espatrio in regola per mettersi in viaggio con destinazione eutanasia? Perché costringerlo ad affrontare la traversata Coast to Coast da clandestino?

Dopo una vita vissuta senza dignità, a tuo insindacabile giudizio, invece, sei costretto ad andartene come fossi un malfattore, nel buio della disperazione e in solitudine con un’atto di rabbia che si badi bene non è follia, ma coraggio. Ed è dunque di un atto eroico che ci dobbiamo vergognare?

La scelta di Loris Bertocco fa riflettere e non vogliamo discutere di una decisione che rispettiamo a prescindere, che ha portato l’uomo (Loris) a determinare che era giunta l’ora di cambiare questa vita per sceglierne un’altra, o comunque quella che troverà. Il punto è tutto qui, i “cristiani” da sempre ci descrivono un mondo migliore dopo la morte terrena, ma quando poi decidiamo di tentare l’avventura ci dicono che non lo possiamo fare e perfino chiudono gli occhi e tappano le orecchie con orrore, qual’è il problema? Non capiamo!

Perché complicare una cosa semplice, se io uomo non mi trovo bene in questo mondo, emigro in un’altro mondo, non è sempre successo così? Abbiamo attraversato frontiere, solcato i mari, scoperto nuovi mondi e nuovi sistemi solari per il piacere dell’avventura, perché mai ci deve essere preclusa la possibilità di raggiungere un mondo che, peraltro, ci è stato raccontato nei millenni come perfetto?

Ma porca miseria, rischiamo l’osso del collo a bordo di un’astronave per conquistare galassie sconosciute e ci precludiamo la possibilità di raggiungere in un baleno l’unica destinazione certa e confortevole pubblicizzata dalla notte dei tempi? Che stranezza questo mondo, non lo capisco, così come non lo comprendono coloro che, in un modo o nell’altro, con o senza permesso, hanno deciso di andarsene senza ulteriori patimenti.

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