La coerenza di non seguire una linea editoriale

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Francamente non ci avevo pensato e, rileggendo i miei articoli, effettivamente negli ultimi anni ho cambiato spesso le mie opinioni, specialmente sulla politica. Il fatto è che l’argomento di governo o di opposizione spesso cambia di sapore a seconda di chi ha preparato il piatto; un piatto che sempre più spesso è avvelenato da una società rancorosa. Incavolata, più che altro, come il toro la muleta.

Infatti, sono tante le leggi giuste approdate in Parlamento, ma per il solo fatto che sono state approvate da persone che ti stanno sulle palle vengono cestinate magari per rifarle uguali cambiando nome.

Dunque, parlavamo della linea editoriale come fossero i tempi del muro di Berlino: quelli che stanno di la e quelli che stanno di qua. Ma scusate il gioco di parole, se quelli che stanno di qua vanno di là e viceversa forse hanno il sacrosanto diritto di cambiare opinione, o no?

È un po’ come se un piccolo imprenditore, fiore all’occhiello del Made in Italy, che la domenica mattina leggeva il Sole 24ore perché iscritto a Confindustria andasse fallito. Cosa fa, secondo voi, continua a leggere il quotidiano per coerenza, per seguire una linea di pensiero, oppure disperato corre alla CGIL e reclama giustizia?!

Le linee editoriali oggi non sono più prerogativa di una spartizione politica, come tra liberali e socialisti, tanto per citarne due. Semplicemente perché non ci sono più i liberali e i socialisti, ma sono rimaste le parole a cui rimaniamo affezionati come il samurai trovato nel Pacifico, ancora vestito da samurai e pronto a morire per la causa nonostante la Guerra fosse finita da trent’anni.

Era così anche allora, per carità, ma oggi tutto è legittimo interesse personale in funzione di un’opportunistica scelta di schierarsi ora con un gruppo politico, ora con un’altro. Non già perché fulminati sulla via di Damasco, ovviamente.

Nello specifico mi si rimprovera di stare una volta con i migranti e la volta successiva contro. Ma Santo Iddio, se i migranti vengono gestiti dai trafficanti di uomini con l’aiuto ipocrita di un magnate della finanza à la Soros che vuole affossare l’economia di un Paese scaricandone una quantità industriale dalle sue navi Onlus è evidente che sono contro. Ma se i migranti vengono ospitati ordinatamente per garantire loro un futuro in occidente, studiando, rispettando le regole del Paese che li ospita e quindi integrandosi e pagando le tasse sono a favore.

Cosa vuol dire seguire una linea editoriale se la politica tout court oggi è come l’ago impazzito che si muove come un terremoto continuo?!
Una linea editoriale è come la simpatia per una persona che si è sempre comportata in maniera impeccabile e poi, improvvisamente, finisce in galera per spaccio. Cosa faccio in questo caso, rimango coerente o lo mando al diavolo?! Io lo mando al diavolo!

Una linea editoriale è opportunistica se una parte del potere finanzia i tuoi scritti o le tue parole quando vai in televisione. Ma, di governo o d’opposizione che sia, è impossibile che, a un certo livello di diffusione e di audience, vi sia una completa indipendenza dell’informazione/opinione.
L’alternativa, altrimenti, quale sarebbe? Tornare carbonari con tanto di rotative di stampa in cantina e, vestiti di nero, andare ad attaccare i manifesti di notte!?