Il ponte Morandi è il simbolo dell’Italia della sfiducia

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Nel nostro Paese non c’è più fiducia. Lo scontro è tale che abbiamo perso fiducia anche noi nei confronti degli altri membri dell’Unione e loro di noi. Siamo soli contro tutti e perfino insultiamo chi, nonostante le perplessità, è ancora disposto a tendere la mano. Quella mano con la quale abbiamo lanciato e visto lanciare tante volte il sasso per poi nasconderla furtivamente.

In fondo è sempre successo così, non c’è nulla di nuovo rispetto a ieri, perché quasi d’improvviso tutta questa diffidenza?

Tanto per non indossare gli stivali delle sette leghe e fare lunghi passi indietro mi voglio fermare a “Guardie e ladri”, film che recitava quel neorealismo tutto italiano ben rappresentato da Totò e Aldo Fabrizi, i quali pur essendo il primo ladro e il secondo carabiniere, si consideravano e rispettavano a vicenda. Era per loro sempre possibile una seconda possibilità: quindi, fatte le dovute raccomandazioni e accordi sanciti da una stretta di mano, si era pronti a ricominciare a fuggire e darsi la caccia.

Nulla è cambiato rispetto alle promesse spregiudicate di cambiamento fatte durante la campagna elettorale, e ora come allora non sono cambiati gli interessi dei bottegai.
Ma adesso, a distanza di pochi mesi, tutto è già diverso: c’è un clima di sfiducia nell’aria che porta ciascuno a guardare in cagnesco l’altro, e se non ci fosse la giustizia a fare da cane da guardia ci sbraneremmo per un parcheggio sotto casa.

Dunque, il ponte Morandi è il simbolo dell’Italia che crolla. Crolla sotto i colpi della sfiducia: non si fida il governo della società autostrade e non si fida Raffaele Cantone dei poteri straordinari conferiti al Commissario, Sindaco Bucci, per la ricostruzione del ponte.
La legittima preoccupazione del magistrato è a riguardo delle eventuali infiltrazioni mafiose negli appalti. Quindi c’è bisogno di più tempo per valutare la gara di affidamento i cui tempi si vorrebbe fossero più stringenti per fare le cose in fretta. Ciò sta inequivicabilmente a indicare che manca la fiducia; quella maledetta fiducia che oggi, più che mai, non riusciamo a nutrire gli uni nei confronti degli altri.
Intanto, la vita dei genovesi è drammaticamente compromessa e il più importante porto d’Italia ha ridotto al lumicino la sua attività.
Tutto per l’ostinazione di rifiutare l’unica cosa di buon senso che si sarebbe potuto fare: obbligare il concessionario del tratto autostradale a ricostruire immediatamente il ponte, dare alloggio agli sfollati, risarcendogli dei danni subiti, a pagare tutte le spese amministrative.

Questo indipendentemente dal giudizio di colpevolezza che la magistratura emetterà o meno nei confronti di Autostrade Italiane.
Intanto, però, le cose camminerebbero più velocemente e non ci sarebbero intromissioni da parte dello Stato che avrebbe potuto riservarsi, invece, la supervisione del progetto con il Genio militare e pure quello civile. Una sorta di cane da guardia a difesa degli interessi dei genovesi e di tutti gli italiani.

Non ci fidiamo di chi fa fatto crollare il ponte, dice il Governo, creando i presupposti di una lungaggine che nessuno è in grado di valutare quando il ponte sarà davvero ricostruito… annunci a parte!
Questa assurdità sta strozzando l’economia della città e gli sfollati sono costretti ad affrontare l’inverno senza casa, proprio come è successo per i terremotati d’Abruzzo a cui sono state consegnate una manciata di casette prefabbricate proprio l’altro giorno…poi, però, subito evacuate perché insicure.

Sono questi i presupposti per ristabilire la fiducia? O dobbiamo fidarci del ministro delle Infrastrutture Toninelli che elogia l’utilità del tunnel del Brennero, per l’enorme traffico che assorbe a vantaggio degli spostamenti, quando invece non sa che non solo è ancora in costruzione, ma ne è stata realizzata solo un terzo.

Sì, il ponte Morandi è il simbolo di un’Italia che crolla sotto il peso del pressappochismo e di una più che comprensibile mancanza di fiducia da parte di tutti noi cittadini, sempre più infuriati, invidiosi, insofferenti e cinici.