Il caso Desirée Mariottini ci fa riflettere


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A Roma è morta Desirée Mariottini, prima drogata, poi stuprata da un gruppo di extracomunitari africani.  Su questo ennesimo caso di violenza è riesplosa la contrapposizione politica tra chi ha rilanciato lo Ius soli e quanti, invece, hanno riproposto misure draconiane contro il migrante.

Ma chi ha ragione?! Tutti hanno ragione! La questione è vecchia come il mondo e offre gli argomenti più variegati per essere favorevoli o contrari ai provvedimenti che riguardano l’immigrazione.
Fatto è che, sull’argomento, si stanno consumando abilmente delle fortune politiche in tutto il Continente, quando la verità, invece, è sempre da tutt’altra parte.

Perché funzioni, l’immigrazione, si deve applicare la regolamentazione secondo le necessità del Paese che accoglie, un po’ come un’azienda che assume il personale di cui ha bisogno e non in maniera indiscriminata: se hai necessità di personale specializzato, piuttosto che di manodopera, darai la precedenza ai primi, no?
Questo permette di sapere subito chi ospitiamo in casa e non andare alla cieca come normalmente avviene.

La tragedia di Desirée Mariottini ci riporta al problema che di più accende gli animi dei facinorosi. L’immigrazione funziona di più se viene permesso all’intero nucleo famigliare del migrante di essere accolto, perché al suo interno i singoli affronteranno meglio i sacrifici che li attendono e saranno più predisposti ad integrarsi nelle comunità ospitanti. Un uomo che arriva con la famiglia difficilmente delinque, è lasciato meno in balia della solitudine, della devianza derivante dall’emarginazione e dallo spaesamento generato dal sentirsi perennemente straniero. Tantomeno è immaginabile sia in balia dei più biechi bassi istinti.

Abbiamo un esempio emblematico nel mondo del tipo di immigrazione di cui sto parlando: mi riferisco a quella cinese. Non è mai successo che un cinese immigrato in Italia abbia commesso uno stupro nei confronti di una donna. La comunità preesistente svolge un ruolo fondamentale per l’integrazione e di prevenzione perciò nei confronti di quella devianza e alienazione che è all’origine di episodi criminali come quelli riguardanti la povera Desirée. Non dico che i cinesi non delinquono mai, ma non commettono violenze efferate sulle donne dei Paesi che li ospitano.

L’errore peggiore sta nel non prendere in considerazione in maniera analitica e puntuale questo argomento, mostrandosi incapaci di distinguere fenomeni (immigrazione clandestina senza integrazione che genera devianza contro accoglienza e integrazione in comunità), nonché di confondere le cause con gli effetti (è la mancanza di integrazione che genera la devianza, non questa a giustificare l’assenza di politiche volte all’integrazione).

Quindi, cosa c’entra un delitto efferato come lo stupro e l’induzione ad assumere droga con lo Ius Soli, progetto di legge peraltro condivisibile perché sarebbe rivolto ai figli di quelle famiglie che sono in Italia da tempo, che hanno dimostrato di essere pienamente integrati e di rispettare le leggi?
Per questo mettere ordine alla gestione dei fenomeni migratori, una volta per tutte, non solo favorisce l’integrazione di chi ha voglia di lavorare e rispettare le nostre regole, ma consente di non confondere questi con quanti delinquono perché sbandati e abbandonati a sé stessi, o peggio ancora alla mercé della malavita.

Chi sbaglia non sono i migranti che scappano da Paesi in guerra o dalla fame, ma siamo noi italiani che contribuiamo opportunisticamente ad alimentare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, fuor dai pretestuosi, buonisti, cattivisti e ipocriti.