Giovani barbari e anziani intellettuali

 

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L’estate è finita. A Capalbio gli ultimi intellettuali, ma soprattutto i loro adoratori, hanno rimosso l’asciugamano sulla sabbia per tornare a casa e da Milano Marittima, nuova destinazione degli snob con l’idea di mimetizzarsi in riviera, i camerieri filippini stanno facendo le pulizie nelle case dei ricchi: modeste all’esterno, ma lussuose dentro.

Sono tornati tutti, sollecitati dai conduttori di talk show, per riprendere quella chiacchiera della tarda primavera, quando già se la cantavano e se la suonavano tra loro come se in Italia nulla fosse cambiato: gli stessi toni sprezzanti nei confronti dei gialloverdi, i quali nel frattempo continuano a crescere nei sondaggi anche grazie al loro di linguaggio che sarà pure poco forbito, ma sicuro comprensibile a tutti, perché è al cuore (e alla pancia) dei più che arriva.

Mentre loro, i radical chic, imperterriti, insistono nell’utilizzo di parole ricercate allo scopo di prendersi gioco degli attuali governanti ritenuti rozzi e incapaci: Godono nel farsi beffa di quel 65% degli italiani che essi considerano “ignoranti” perché, almeno stante ai sondaggi, credono in maniera quasi religiosa nell’opera intrapresa dai gialloverdi.

Parlano di pensioni future senza chiedere scusa per quelle passate, sfacciatamente rimuovendo di essere stati responsabili dell’indebitamento del Paese. Nessuno fa cenno agli oltre nove milioni di italiani miracolati di “pensionati baby” che percepiscono reddito 100 avendo magari versato solo 10. Per giunta sono milioni le persone andate in pensione con lo stesso importo dell’ultimo stipendio: alla faccia di chi oggi difende il futuro dei giovani!

Peccato che l’argomento si sia fermato ai vitalizi di un migliaio di parlamentari, come se quel ricalcolo contributivo e relativa decurtazione del privilegio, risolvesse i problemi futuri dei nostri giovani. Ah, già, dimenticavo… l’esempio!

Se il governo in carica non avrà le palle per ricalcolare la pensione in base al contributivo di tutti i pensionati e la determinazione a modernizzare le infrastrutture del Paese, per far ripartire economia e lavoro, faccia a meno di illudere i giovani.

Insomma, auspico un governo che abbia il coraggio di scrivere la storia e ribaltare le ingiustizie sociali evitando scontri di piazza e ghigliottine, il tutto senza alcun opportunismo da casta. Certo, non ne guadagnerà in popolarità perché l’Italia è un Paese di vecchi pensionati egoisti che non solo si arrabbierebbero, ma faranno conto su quell’esercito di 260mila avvocati pronti a difendere i loro privilegi con una class action all’americana.
Anche se “Da un legno storto come quello di cui l’uomo è fatto non può uscire nulla di interamente dritto” (Kant)

Ora, facendo i debiti scongiuri, è più facile che quando si tornerà a votare una gran parte di vecchi non ci sarà più, mentre i giovani ci saranno ancora: pronti ad essere riconoscenti per quel coraggio che il governo avrà saputo dimostrare. Potranno mettere su famiglia e fare quei figli che sembra ormai ci siamo rassegnati a delegare ai migranti.

Leggevo un dato sconcertante riportato da uno studioso che, in base ad un calcolo numerico, ci racconta che nell’arco di qualche decina di anni la popolazione italica sarà poco meno di 20milioni.
A tal proposito, rischiando di apparire scontati, ci piace ricordare che i figli li fanno i vigorosi giovani “barbari” e non gli sterili anziani “intellettuali”.