Falsa identità: una pacchia per i migranti



Il titolo è naturalmente provocatorio, così come Salvini lo è stato nel definire “crociera” il viaggio della nave Aquarius, ma per il resto le cose stanno effettivamente così?

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Nel nostro Codice penale, per esempio, esiste un articolo – il 495 – che, se violato, si corre il rischio di finire in prigione per qualche anno. Infatti, si può leggere:

“Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione da uno a sei anni…”

La pena, in ogni caso, non è inferiore ai due anni di reclusione; gli stessi due anni che occorrono alle forze dell’ordine per capire da dove provengono gran parte dei migranti che danno false generalità quando arrivano in Italia, sapendo bene che verrà trovata loro una sistemazione e un mantenimento in attesa di sapere chi sono, da dove vengono e se hanno diritto di rimanere nel nostro Paese.

Ora, pensiamo che sia tutto regolare e nel pieno rispetto delle norme vigenti ciò che accade, ma certamente la cosa è curiosa. È curioso soprattutto che le persone che arrivano in Italia non ricordino il Paese da cui provengono. Sarà certamente la stanchezza, le sofferenze sopportate a creare loro un momentaneo smarrimento della memoria e fanno bene i nostri psicologi a dare loro conforto.

Ma, sempre in riferimento all’art. 495 del codice penale, come si può non dire che, dal loro punto di vista, è un bene essere stati colti da questa smemoratezza. Perché se a violare la legge sono i cittadini italiani la pena è la reclusione di circa due anni, mentre se a farlo è l’immigrato la pena può essere addirittura raddoppiata.

Ecco, o si finge l’Alzheimer, oppure si va dritti dritti in galera! Altro che 35 euro al giorno e la pensione vista mare, come la retorica del tanto sbandierato “buon senso” lascerebbe credere.

Allora cosa succede? Succede che, nel 90percento dei casi, i migranti “economici” una volta giunti nel nostro Paese vengono colti da improvvisa amnesia, quando non mentono sulla propria effettiva provenienza, fingendosi richiedenti asilo o rifugiati.

Pensiamo che sia questo il peccato originale che, a cascata, tra le altre cose, provoca l’irritazione della gran parte delle persone che, tra l’altro, tendono a sovrastimare in maniera eccessiva il numero dei migranti che il nostro Paese accoglie: come fossero dieci volte tanto il numero effettivo (mentre in realtà è di 2,4 ogni mille abitanti).

La Lega ha costruito il suo successo elettorale su queste incazzature generate da cortocircuiti normativi e legali. Ma cosa significa tutto ciò? Significa che io governante invento l’illegalità (ad esempio l’essere clandestini, presenti irregolarmente su un territorio nazionale) definendola e creando sanzioni punitive. Però, tali sanzioni non possono essere sempre applicate (come ad esempio nel caso in cui il “clandestino” decida di far domanda di asilo politico o tenta di ottenere lo status di rifugiato).

E quando le eccezioni superano la norma, si crea un cortocircuito normativo. Col risultato di creare ulteriore illegalità (ovvero dichiarare generalità false), che verrà utilizzata come prova empirica del fallimento di politiche permissive e volano propagandistico per proporre regole e norme ancora più restrittive e punitive. Che generano a loro volta, in quanto proibitive, nuovi e altri cortoircuiti. E così via.

Ma a noi piace credere che per i migranti sia tutta una pacchia, anzi che vengano qui in vacanza perché è tutto gratis, hotel incluso.