Europa: nessun cenno a prossimi restyling

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L’ultima riunione del Parlamento europeo ha messo sotto accusa l’Ungheria, aggirando il regolamento che prevede che qualsiasi intervento sia fatto contro un Paese membro avvenga per decisione della maggioranza dei due terzi del parlamento.
In quell’occasione, il  Presidente Jean-Claude Junker ha tenuto il suo discorso prima delle prossime elezioni continentali.

Che il clima in Europa sia surriscaldato e non a causa di effetti climatici mi pare di tutta evidenza, così come è di tutta evidenza che l’unica cosa concreta che è stata realizzata è la moneta unica. Per il resto di particolarmente significativo non è stato fatto nulla, o poco di più.

La solfa che in Europa sono ottanta anni che non ci sono più guerre, dopo secoli e secoli di cannoneggiamenti, non regge più: i ragazzi di oggi non sanno neanche dei milioni di morti e feriti delle due guerre mondiale, oltre a non avere più anziani in casa che raccontano gli stenti e la fame che l’ultimo devastante conflitto ha generato. Quello che però avvertono è la guerra quotidiana strisciante fatta dai signori dell’Euro che impongono il ricatto dello spread.

I ragazzi, oggi, sono nati in Europa e si sentono europei, per questo la politica, a parte l’Erasmus, avrebbe potuto e dovuto fare molto di più. Molto di più del dire “Prima la stabilità economica, poi i diritti sociali, il lavoro, la democrazia”. Invece, sembra che la demenza senile degli Juncker sia stata più attenta all’apparato burocratico che a ringiovanire un continente vecchio e stanco. Quando parlo di ringiovanire non necessariamente mi riferisco ad un fatto anagrafico, alla “rottamazione”… perché si può essere cretini a venti anni e capaci a settanta, come il contrario. Macron è giovanissimo, eppure è più “vecchio” di un Corbyn ad esempio.

Dall’avvento della moneta unica si parla solo di banche e finanza, ma non si è mai parlato di un fisco comune, di un welfare comune, di una scuola e lingua comune, oltre ad una giustizia comune, insomma di tutto ciò che unisce un popolo sotto un’unica bandiera e sotto le medesime istituzioni. La pace, come dicevo, è importantissima, così come sono importanti l’Euro e la NATO, ma è poco, troppo poco come risposta a quei cittadini impoveriti che mordono il freno del cambiamento.

Ho citato Juncker, solo perché il suo intervento non doveva essere l’elenco di una serie di banalità, ma avrebbe dovuto infiammare il Parlamento spalancando le porte ad un futuro che ridimensionasse i divieti e aprisse a nuovi mercati così come al rilancio dell’intervento pubblico in settori chiave come quello della ricerca e della cultura; insomma, parole di speranza per famiglie in difficoltà che non vogliono elemosine, ma opportunità.

Aver ridotto l’Europa ad una discussione continua sui migranti, aver affossato Paesi Membri come la Grecia e messo sotto accusa uno Stato sovrano come l’Ungheria in nome di regolamenti che, guarda caso, favoriscono sempre i più ricchi del Reame non mi sembrano segnali che fanno sperare in una rimonta elettorale europea a favore dell’Unione.

Mai come oggi, invece, l’Unione avrebbe bisogno di un restyling a cominciare da tutto ciò che favorirebbe l’unione dei cittadini: lavoro e sviluppo, welfare, unione fiscale che consenta un’equa redistribuzione della ricchezza, investimenti in settori strategici e una Costituzione politica. Una strada che sembra oggi lontanissima, soprattutto per la mancanza di volontà di intraprenderla da parte degli Juncker di ieri e di oggi.