Dittatura costituzionale


Ebbene sì: meglio prendere coscienza della nostra mostruosa ignoranza, incapaci perfino di esprimere un voto. Sembra che per accedere alle urne dovremmo superare un piccolo test, almeno per conoscere la Costituzione e soprattutto l’Europa, di cui ancora non abbiamo capito le enormi opportunità che offre a tutti noi.

ascolta



Dunque, un esame; un esame dopo qualche seduta psicoanalitica che ci convinca di quanto siano buone, convenienti e soprattutto salutari le vongole prodotte a Cracovia o i würstel germanici doppio uso – ovvero, se non li mangiamo con la bocca i tedeschi ci aiutano ad infilarceli nel sedere. L’effetto proteico dicono sia identico.

Pensavamo che solo nei Paesi sudamericani succedessero certe cose e invece, mai dire mai. Nel cuore d’Europa, anzi, nel Paese fondatore dell’Europa (il trattato fu firmato a Roma nel ’57), una minoranza, espressione di interessi oligarchici, ha imposto alla maggioranza degli italiani un Presidente del Consiglio di vivere ancora una volta sulla loro pelle cosa significa essere violentati da quella finanza che, per la quinta volta consecutiva, ci impone un presidente del Consiglio gradito a Bruxelles e a qualche migliaio di italiani che fanno il tifo parlando con la erre moscia da Capalbio.

In breve sostanza, è come se, non essendo in condizioni di intendere e di volere, abbiamo bisogno del politico di sostegno che pensi a farci vivere spensierati e dormire sonni tranquilli in un lettino con le sbarre, ma solo per non cadere.
Era già successo dal ’23 al ’43, quando all’improvviso arrivò qualcuno “a mettere ordine” e a sincronizzare gli orologi con l’orario dei treni tanto erano puntuali. Quel qualcuno godeva allora del pieno appoggio dei latifondisti e dei grandi gruppi industriali, oltre che di tutte le case Reali d’Europa. Un po’ ciò che accade oggi con la finanza.

Quando poi quello stesso firmò i Patti lateranensi ed ebbe la benedizione della Chiesa, la strada fu definitivamente spianata e il resto fu solo un gioco da ragazzi. E chissà come sarebbe andata se non ci fossimo invasati al punto da credere di poter conquistare il mondo con quattro muli. Forse ci ritroveremmo ancora oggi ad aver a che fare con omuncoli à la Tognazzi ne “Il Federale” e a soffrire le pene di Sophia Loren e Mastroianni ne “Una giornata particolare”.

Però sappiamo, invece, come è andata realmente: dapprima il regime, la dittatura, l’abolizione della libertà di stampa e di associazione, la repressione del dissenso politico; poi le leggi razziali, la guerra, l’occupazione nazista e l’Europa ridotta in macerie e alla fame.

Oggi, non contenti di come è andata a finire, eccoci di nuovo alle prove generali: quando torneremo a votare saranno passati nove anni dall’ultima volta in cui si è avuto un Primo ministro espressione dei cittadini. Accidenti, rispetto a quel “ventennio ora siamo quasi a metà percorso! Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi dieci anni? Dove ci condurrà l’avanzata di questa dittatura “soft”?

Che la democrazia liberale in Europa sia in crisi da anni – più o meno da quando il socialismo ha fatto harakiri – è evidente. Così come è palpabile la preoccupazione degli eurocrati più lungimiranti. Ma che l’Italia facesse da cavia ad una nuova forma di democrazia à la Erdogan non lo ce lo aspettavamo! Ma forse non dovremmo lamentarci, perché qualche migliaio di anni fa fummo noi, sotto Costantino, a imporre alla Turchia il nostro regime politico. Salvo poi assistere alla caduta dell’Occidente e alla sopravvivenza, per quasi un millennio ancora, di Costantinopoli.

In fondo, non è sempre da Roma che è partita ogni cosa?!