Desirèe uccisa due volte da buonisti e sciacalli

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Una ragazzina viene stuprata e drogata fino a morire; a turno e per un tempo quasi infinito un gruppo di giovani africani, muscolosi e ben vestiti, abusano di lei in branco per poi lasciarla morire stordita di alcol, droga e dissanguata.

Nel bel mezzo di questa tragedia umana, con tanto di colpevoli reo confessi per le innumerevoli contraddizioni e poi ammissioni, va in scena lo scontro tra chi sciacalla sul fatto scaricando le colpe sull'”uomo nero”, il clandestino genericamente inteso (perché, si sa, tutti i clandestini sono criminali per il solo fatto di essere tali), e chi ricorda che, essendo molti a scappare da guerra e fame è possibile che, tra tanti, alcuni diventino ostaggio della criminalità organizzata e criminali essi stessi.

Questi ultimi sembra che abbiano quasi parole di comprensione, per quanto sono protesi a comprendere e spiegarci le cause della barbarie. Ci dicono che quando sono gli italiani a stuprare e a uccidere, la notizia non fa così scalpore; e giù a sciorinare numeri e comparazioni tra immigrati e italiani, quasi come fosse una gara dell’orrore.
Può darsi che abbiano ragione, ma il punto è che nessuno – nessuno! – centra il focus della questione: che a commettere violenza e orrori del genere è un uomo, italiano, africano, asiatico, mediorientale, con la pelle bianca, nera, gialla che sia.

Fra non molto, dell’efferato delitto di Desirèe, non ne parlerà nessuno, se non per fare spettacolo nei talk televisivi dove “buonisti” e “cattivisti” (come amano appellare gli uni gli altri) si affronteranno fino all’ultimo migrante. I sociologi e gli psichiatri daranno le loro spiegazioni, i cattolici altre, i liberal e gli sciacalli altre ancora.
Intanto, però, una bambina è morta, sotto i colpi della bestialità di animali in mezzo al marciume dove bivaccavano indolenti.

La giustizia nel frattempo ne ha fermati alcuni che sono in Italia senza averne diritto, la comunità spenderà tempo, risorse, carceri, psicologi, avvocati, processi e il tempo passerà fino al terzo grado di giudizio.
Il rischio è che nel frattempo gli avvocati difensori faranno passare la tesi secondo cui la colpa sia della ragazzina. I responsabili, dopo aver soggiornato per un po’ in carcere, si pentiranno uscendo dalla galera e la storia sarà seppellita insieme a Desirèe.

Della Mariottini sono già in molti a parlare come di una ragazza già condannata visto la vita che conduceva: una società curiosa quella che si dispera solo quando succedono orrori del genere. A nessuno interessa rimuovere le cause del disagio, del degrado umano-antropologico innanzitutto. A Napoli, del resto, un bambino su tre non va a scuola, ma vengono ricordati solo quando commettendo illegalità.

I buonisti continueranno a mettere in evidenza l’esistenza di qualche migrante in difficoltà a scanso di centinaia di giovanotti dai fisici scolpiti, complici di organizzazioni criminali italiane e straniere che guadagnano sul traffico infame di droga e sono disposte a giocare con la morte come fosse un lego.

Per contro, i cattivisti prenderanno ancora come pretesto orrori commessi dagli extracomunitari per ridurre ulteriormente i diritti dei migranti, per restringere i canali di accesso, accoglienza, per tagliare le spese per l’inclusione lavorativa e l’integrazione, col risultato di accrescere il numero dei clandestini e quindi le probabilità di atti criminali. Tra un condono e una messa all’asta di beni sottratti alla criminalità organizzata (che molto probabilmente torneranno di nuovo da papà Mafia e mamma Camorra), si continueranno ad avallare organizzazioni mafiose zone grigie (come quella in cui si muovono i clandestini).

Col risultato che qualcuno, come successo a San Lorenzo, approfitti dell’accaduto, per rivendicare a gran voce per le strade: “fuori i negri, solo spaccio italiano!”.
Quante altre Desirèe e Pamele dovremmo aspettare, prima di sanare e intervenire nei contesti in cui avvengono orrori del genere?