• mercoledì , 17 gennaio 2018

Dall’Eroe classico all’Eroe quotidiano

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L’idea dell’eroe è cambiata con il passare dei secoli; in quanto legata alle evoluzioni sociali e culturali della civiltà. Ecco perché oggi ormai non ha più senso chiedersi se esiste un modello assoluto dell’eroe. Uno scrittore che voglia rendere tale il protagonista della sua opera potrà fare riferimento agli esempi offerti dalla tradizione narrativa, ma alla fine capirà che l’unica soluzione è dare una propria interpretazione nella realtà in cui vive.

Nell’Antichità, i modelli rintracciabili di eroe sono nei due immortali poemi omerici, dove il guerriero deve essere forte e coraggioso in modo da elevarsi dal livello dell’uomo comune, ma al di là delle sue doti fisiche risultano particolarmente apprezzate le qualità morali. Queste ultime lo spingono ad essere attivo non per il proprio interesse, ma per difendere fino in fondo la causa che ha sposato; se rispetterà questa etica di comportamento rimarrà un eroe anche nella sconfitta.
Questa figura universale di eroe faceva parte dell’immaginario comune dei greci.

Nei due poemi di Omero si riassumono le vicende della guerra di Troia e delle sue conseguenze. Nello specifico, nell’Iliade si narra la epica vicenda del cavallo di legno, mentre nell’Odissea le gesta di Ulisse, che dopo la vittoria dei greci viaggiò a lungo per tornare alla sua Itaca.
Il modello di eroe presente nel primo poema viene rappresentato dal fiero Achille, superbo guerriero che non esita di fronte al pericolo, ma inizialmente mette in dubbio la sua permanenza sul campo di battaglia perché ferito nell’orgoglio da Agamennone. Sul finale il duello con Ettore rappresenta quello scontro tra guerrieri ancora scolpito nella memoria dell’uomo.

Achille è l’incarnazione del guerriero forte ma irrazionale, capace di grandi imprese belliche però compiute solo lasciandosi guidare dal suo istinto. A quest’ultimo il valoroso capo greco non pone limiti dettati dalla ragione; la riflessività non fa parte delle sue qualità, a cui preferisce il comportamento immediato. Questo suo carattere turbolento ma allo stesso tempo estremamente eroico, emerge fin dall’inizio del poema, quando nasce la disputa con Agamennone ed Achille risponde negativamente solo per orgoglio di guerriero, senza riflettere sulle conseguenze della sua decisione.

Completamente opposto appare il carattere di Ulisse, a cui Omero dedica tutto un poema per riassumere e presentare agli uomini colti del suo tempo le gesta del più astuto capo greco. Il protagonista dell’Odissea riesce nel suo intento, tornare ad Itaca dove lo attende la moglie Penelope, solo perché anche nelle condizioni più disperate non si lascia andare all’istinto, ma cerca sempre di reagire usando la ragione.

A dimostrazione di questa tesi basta ricordare il celeberrimo passo del gigante Polifemo; prigioniero con i suoi uomini nella grotta del mostro da un occhio solo Ulisse, ben lontano dal lasciarsi vincere dalla disperazione, comprende che l’unico modo per liberarsi è accecare a tradimento il suo sequestratore.

Attraverso il riferimento all’astuto capo greco viene ideato l’altro immortale eroe dell’antichità destinato a rappresentare un modello assoluto; si tratta di Enea, protagonista del capolavoro di Virgilio. Il valoroso troiano proprio alla conclusione della guerra contro i greci, sopraggiunta in seguito all’episodio del cavallo di legno, come Ulisse anch’egli parte per un lungo viaggio che si concluderà sulle coste del Lazio, dove combattendo con la popolazione locale darà vita alla stirpe dei romani.

Durante il Medioevo la letteratura dell’eroe classico però viene un po’ dimenticata, ma non va perso il modello di eroe omerico, che prepotentemente riconquista l’interesse negli ultimi secoli dell’età buia… siamo ai primi vagiti della cultura umanistica.

Dobbiamo arrivare alla crisi sociale ottocentesca, quando la forza fisica, i valori etici, la fedeltà e la nobiltà d’animo perdono di significato agli occhi dell’uomo moderno che ormai segue i ritmi di una realtà pragmatica che procede velocemente, forse troppo, fino a perdere la consapevolezza delle proprie azioni e convinzioni ideologiche.

Nel Novecento, con la “Coscienza di Zeno” di Italo Svevo, capiamo definitivamente quanto siamo lontani dalla figura dell’eroe classico, lasciando spazio ad un uomo insicuro e incapace di vivere in un mondo autonomo.

Ma se ci pensiamo attentamente anche noi uomini minori possiamo essere considerati degli eroi, perché nella modernità non abbiamo più bisogno di essere forti o intelligenti per essere tali, basti solo pensare al coraggio di vivere un’esistenza non scelta… attori di una società di massa imposta come una grande recita della vita: “Dall’Eroe classico all’Eroe quotidiano”.

illustrazione di Giulia Ferla

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