Continui vertici di Governo: meglio un conclave

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Da quando questo governo è stato sorteggiato è un “vertice” continuo, come venissero contestati i magheggi dell’estrazione e siccome il premio è molto alto i vincitori (o presunti tali perché non ha vinto nessuno di loro) fanno tanti di quegli incontri per spartirsi il potere che i vertici di maggioranza quasi sono più dei giorni di calendario. Al punto che non sono più tali ma addirittura un Conclave.

La differenza è che il conclave è una riunione chiusa, riservata, dove i cardinali fanno la scelta più importante, eleggono il Papa (anche se negli ultimi anni, ad onor del vero, pure i cardinali sembrano essere un po’ confusi visto che di papi se ne ritrovano addirittura due).

Ma i continui vertici di governo così esagitati ci ricordano periodi bellici, quando i generali dormivano con un occhio solo ed erano sempre all’erta per cambiare i piani di battaglia all’improvviso e sorprendere il nemico. E di strategia in strategia, mentre sorseggiavano vini pregiati serviti dagli attendenti in copie d’argento, i soldati cadevano sotto i colpi degli avversari.

La politica dovrebbe essere una visione, un progetto d’insieme delle cose da commissionare agli esperti di ogni settore ritenuto strategico per il Paese.

Invece, spesso, ci troviamo ai vertici di governo uomini che non saprebbero gestire un piccolo condominio e quindi non si rendono conto, perché non ne hanno gli strumenti, che con una loro dichiarazione o peggio ancora decisione, non mettono solo in difficoltà i condomini costretti a dipingere un’altra volta la facciata della palazzina, ma mettono in serio pericolo la qualità della vita futura dei cittadini che ne subiranno conseguenze non risolvibili a breve.

La frase consueta dopo ogni vertice è sempre spezzante: “visti tutti i guai che sono stati combinati prima, certo non possiamo fare peggio!”. Non è vero, perché al peggio non c’è mai fine e non solo, fare il contrario di ciò che è stato fatto non è sempre la cosa giusta, spesso la strada è più impervia della prima e se c’è una cosa penosa in politica è ritornare sui propri passi dopo una partenza rivoluzionaria più nelle parole che nei fatti.

Direi che il cammino da percorrere è nella forma prima di spendere altre parole: chiudere a chiave la bocca in un conclave, per uscirne con un progetto esecutivo, è preferibile a questi continui vertici dall’esito scontato: quello di aver fatto spendere parecchi miliardi agli italiani, per un eccesso di parole inutili. Parole che poi verranno rimangiate, come sta succedendo in queste ore nei confronti dell’Europa.

Siamo all’amministratore del condominio che, per una decisione sbagliata, ha dovuto ridipingere la facciata della palazzina due volte a spese dei condomini.