Chiediamoci perché hanno vinto i populisti!

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Il titolo è provocatorio? certamente sì, perché non occorre un master alla Bocconi per capire che enfatizzare l’Europa e l’accoglienza da una parte, sacrificando il ceto medio e gli impoveriti, avrebbe portato l’altra parte ad inseguire la protesta.

Proviamo ad immaginare chi sono gli europeisti. Gli europeisti appartengono a quella categorie di cittadini che attraverso l’Euro e l’Europa, per culo o abilità, dopo la crisi si ritrovano più ricchi, e perché mai dovrebbero non fare tifo per l’Euro e l’Europa? così come, dall’altra parte, gli impoveriti usciti ammaccati dalle stringenti regole che li hanno portati, in molti casi, all’indigenza, protestano sotto il palazzo del Re.

La faccenda dei migranti è tutta un’altra cosa, perché in Italia la situazione è diventata insopportabile. E non per il numero esiguo rispetto agli altri Paesi dell’Unione, ma per la la nostra recente incapacità di integrazione; recente perché per l’impero Romano il migrante era motivo di vanto e ricchezza. Oggi, li lasciamo nelle mani dei malavitosi, centri di accoglienza gestiti dalle cooperative à la Buzzi e Carminati, distogliamo lo sguardo quando bivaccano nei giardini pubblici e nelle stazioni.

Per le persone che stanno bene economicamente dire “evviva l’immigrato” è facile perché la spesa viene fatta dalla collaboratrice domestica, si visitano nelle cliniche più esclusive e al cimitero hanno la tomba di famiglia, la casa poi, attrezzata di buttafuori oltre che di telecamere pure in bagno, è inaccessibile per i poveri extracomunitari.

Detto ciò, spezzo una lancia a favore degli europeisti, che sono un po’ come i vecchi imprenditori emiliani che giravano in Ferrari con la tessera del PCI in tasca e che parlavano di progresso sociale, ma di rinunciare alle loro comodità borghesi non ne volevano sapere manco un po’: “e perché mai dovremmo rinunciare alla nostra vita da nababbi?”.
D’altra parte, l’impoverito fa la stessa cosa a parti invertite: non vota populista perché fulminato sulla via di Damasco, ma solo perché con la protesta in odore di rivoluzione spera di ribaltare il sistema e prendere il posto dell’europeista.

Non cambierà mai nulla a questo mondo, così come non è cambiato, se non nei principi, dopo la Rivoluzione Francese, seguita dal cesarismo napoleonico e poi ancora dalla restaurazione dopo il Congresso di Vienna. Con la Rivoluzione d’Ottobre è successa la stessa cosa: una classe dirigente nobile e pigra viene sostituita da un’altra astiosa e con poca capacità dirigenziale, ostinata a realizzare l’utopia di un comunismo che ha fallito la sua rivoluzione.

Ora, in questa stucchevole normalità delle cose: l’unica cosa da fare è mettere il bottino sul tavolo e rifare le parti. In questi dieci anni hanno visto papparsi il boccone più grosso quegli europeisti italiani che di mille lire ne hanno fatto un Euro il giorno stesso dell’esordio (era il 1 gennaio dell’anno 2012), guadagnando due volte tanto da un giorno all’altro. Quelli contro il sistema lo sono diventati perché hanno dimezzato i loro risparmi, sempre da un giorno all’altro.

Se dopo Juncker, alla presidenza dell’Unione, viene concordato sottobanco il nome di un populista tutto tornerà come prima e le persone torneranno contente a vivere di speranza senza che nulla cambi. I ricchi europeisti rimarranno ricchi e gli impoveriti non diventeranno poveri in canna, ma si accontenteranno di non peggiorare la situazione. Certo, se poi gli tolgono anche le conquiste sociali e i diritti acquisiti, compresa la Sanità pubblica, allora comincerei a preoccuparmi…