• lunedì , 20 novembre 2017

Casa e lavoro, annessi e connessi

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“Oh, che bella!”. Così Antoine de Saint-Exupéry nel “Il piccolo principe” apostrofava il mondo degli adulti, irriducibilmente lontano dalla fantasia e dal gioco disinteressato dei bambini. Se dite agli adulti: “Ho visto una bella casa di mattoni rosa, con gerani alle finestre e colombi sul tetto…”, loro (gli adulti) non riescono a immaginarsi la casa. Dovete dire: “Ho visto una casa di centomila franchi”.

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“Il piccolo principe” di oggi ha dieci anni ed è già “un adulto“; ma più maturo, perché ha capito che le abitazioni non valgono più un cazzo e il mercato immobiliare della “casa, casetta mia per piccina che tu sia… ” è solo un ricordo lontano di quando i grandi erano scemi. 

Molte sono oggi le persone che si sono rovinate per comprarsi una piccola abitazione; complice la crisi, le banche, il lavoro e quel tetto tanto agognato che avrebbe dovuto ripararci dalle intemperie ora fa acqua da tutte le parti. Fa acqua perché molte persone ci rinuncerebbero volentieri (al tetto di proprietà) se potessero riacquistare un po’ di serenità, ma non è possibile per il semplice motivo che – per un verso non lo vuole nessuno e per l’altro vale dieci volte meno di quello che è stato pagato. 

Insomma, la “casa, casetta mia” è diventata un cappio alla gola. Non bastasse questa ragione che, già di per se sarebbe sufficiente per dare un calcio al banchetto in bilico sotto i nostri piedi, ecco aggiungersi una sfilza di tasse che se ne fregano dei tuoi problemi e ti inseguono fino alla morte e anche oltre – per chiederti conto della tua ricchezza, visto che sei proprietario delle mura del castello. 

Quando le persone si sono comperate la casa non pensavano alle conseguenze disastrose a cui sarebbero andati incontro; il mercato immobiliare oggi lo raccontano come raccontano il lavoro… a percentuali, che a leggerle – più o meno – non danno l’idea della realtà. I bollettini di guerra dicono che il valore delle abitazioni è sceso di una percentuale accettabile e non solo, negli ultimi tempi gli immobili si sono anche leggermente rivalutati, mentre il lavoro è tornato quello del 2008 (anno presunto inizio crisi). 

Nessuno ci racconta però che il mattone non lo vuole più nessuno; pensate, anche le banche a cui devi restituire i soldi preferiscono farti sconti faraonici sul debito piuttosto che prenderti la casa, è tutto dire! Per quanto attiene al lavoro, invece, causa primaria del fallimento del mercato immobiliare, le percentuali saranno anche quelle che cita l’ISTAT, ma non ci raccontano con la stessa enfasi che le buste paga sono dimezzate – con conseguenti annessi e connessi quali casa e lavoro. 

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