Cacciare i cafoni dalle nostre città d’arte



Quello che succede in Italia è davvero abominevole. Permettiamo ai cafoni del mondo di invadere le nostre città d’arte e comportarsi come scrofe nelle porcilaie dove probabilmente sono abituati a vivere.

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Il fenomeno si è sviluppato soprattutto nell’ultimo quarto di secolo, quando abbiamo consentito a centinaia di pullman di scaricare milioni di trogloditi, che sporcano e non spendono, di appropriarsi dei nostri territori artistici più preziosi, bivaccando nelle piazze della nostra cultura più raffinata, sporcando e pisciando negli angoli più sacri.
In nessun’altra parte del mondo accade ciò che avviene nel Bel Paese.

Ma non voglio avviarmi nei meandri di comportamenti cafoni che trovano terreno fertile nella buona compagnia di altri cafoni, come in una competizione a chi è più volgare dell’altro.

Ogni anno, durante l’inverno, ascoltiamo i buoni propositi di amministrazioni che scaricano le responsabilità su altre amministrazioni. Fatto sta, che le nostre preziose città d’arte vengono massacrate dall’indecisione di decidere che i turisti possono visitare l’Italia a condizione che il loro ingresso sia simile alla visita di un luogo sacro.

Oppure, se non ne siamo capaci, di prendere quelle decisioni drastiche che faranno perdere qualche affare agli ambulanti che campeggiano nelle piazze che mostrano i monumenti più raffinati.

Che si abbia il coraggio di ammette le nostre sconfitte, cosicché da dare in gestione la nostra cultura ad un altro Stato, più capace e severo del nostro: un Paese che sia in grado di cacciare a pedate i cafoni che con i panini unti e le lattine di birra ruttano guardando le opere del Bernini come fossero all’osteria. Cacciare i cafoni dalle nostre città d’arte è una priorità.