• mercoledì , 17 gennaio 2018

Barbari in doppiopetto

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La vita non è intesa come tirare a campare in attesa di morire, ma è il sogno di partecipare all’evoluzione del pensiero che da sempre alimenta il mondo di generazione in generazione, in una catena senza fine.

ascolta

È così che vedo la fede, forte e amorevole, quasi un filo sottile che attraversa i tempi con tutta la sua fragilità; seppur messa in continuazione a dura prova dalla spada di satrapi che la temono perché nessuno di loro è mai riuscito a sconfiggerla. Il barbaro non è uno scemo, ha sempre scatenato la sua rabbia sui corpi inermi perché non è mai riuscito a piegare il pensiero.

Ha temuto e teme (il barbaro), la parola e la cultura che hanno permesso al mondo di progredire e ciò lo ha sempre trovato insopportabile, perché non accetta l’idea che la sua stessa sopravvivenza dipenda dalla fede. Lui (il satrapo) distrugge, uccide, lascia alle sue spalle devastazione e morte, ma sa bene che morirebbe se quella catena di fragilità composta da tante piccole formiche non ricostruisse puntualmente tutto.

Prova è che di barbari e dittatori che si sono succeduti, la storia ce ne ha raccontati tanti, mentre la fede e l’evoluzione del pensiero sono sempre gli stessi. Il punto è che la barbarie non si affaccia al mondo perché un esaltato una mattina decide di fare il barbaro, è sempre il frutto di una comunità di uomini insoddisfatti che non si danno pace del perché – pur avendo la spada in pugno – vengono costantemente sconfitti dal sorriso e dal perdono.

Tutto questo suscita nei tiranni una furia inaudita che li spinge a uccidere convinti di estirpare la specie, ma si può spegnere la fede? I cristiani sono sopravvissuti nelle catacombe per secoli prima che Costantino, pur non avendone alcuna simpatia, riconoscesse il cristianesimo come religione di Stato.

All’epoca e fino al secolo scorso tutto era chiaro, il barbaro vestiva da barbaro e puzzava di barbaro, coloro che del pensiero e della fede ne facevano una ragione di vita fuggivano dal suo odore prima ancora di vederlo, ma oggi è tutto maledettamente più complicato perché il tiranno magari ha studiato all’università di Yale, parla e veste con naturalezza, non ha odori e si pone in modo garbato, ma soprattutto ha capito che l’unica corona che conta per annientare e soggiogare gli uomini di pensiero e di fede è il danaro.

A Davos – quest’anno – si diceva che i nuovi imperatori della finanza sono una decina in tutto il mondo; riusciremo a resistere anche a quest’ultimo tentativo che qualcuno uccida il nostro pensiero o sarà la volta che tireremo a campare forti dell’illusione che grazie alle tecnologie (alla rete) messe a disposizione dai barbari in doppiopetto si posa fare a meno della fede?!

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