Andarsene senza aver mai vissuto

Da sempre gli esseri umani che muoiono senza aver mai veramente vissuto sono oltre il 90%.

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E,  badate bene, nella rimanente percentuale del 10% sono stati contati anche gli uomini che conducono una vita poco più che decorosa. Ci riferiamo a coloro che hanno una modesta casetta comprata col mutuo, una macchina utilitaria, vanno in vacanza la settimana di ferragosto, affittando un monolocale al mare, escono per una pizza una volte al mese e, a Natale, regalano al medico una crostata fatta in casa.
Ebbene sì, anche queste persone sono inserite nel 10% della percentuale della gente considerata viva, felice, e vitale…di cui fa parte persino quel ceto medio impoverito dalla crisi.

Invece, la maggior parte delle persone muore miseramente senza aver mai vissuto, a meno che non li si voglia considerare vivi perché ingoiano aria.  La sofferenza della moltitudine degli ultimi del mondo – quel 90% che oggi patisce il morbo della “miseria” – è differente da quella di un tempo, precedente all’era del web.  Oggi, infatti, ai patimenti materiali si sono aggiunti anche quelli psicologici. Dai loro smartphone non possono fare a meno di veder mangiare in diretta e a volontà cibi prelibati di cui hanno sentito soltanto il nome in Hotel che ogni notte costano come mantenere la favelas in cui vivono.

E sempre in rete vedono morire letteralmente di fame decine di bambini nelle baraccopoli antistanti per malnutrizione. Per non parlare delle attività degli influencer che visionano passivamente, mentre indossano capi firmati di migliaia d’euro o bevono acqua pregiata in bottiglie di vetro al costo di dieci euro l’una.

Morire senza aver mai vissuto toglie le energie per ribellarsi alle ingiustizie “di Dio”, cui molti pongono la domanda delle domande: perché patire così tanto appena nati? Anni di affrancamento dalla schiavitù e dai Signori padroni di ogni cosa per ritrovarci in un sistema sociale formalmente “libero” e “democratico”, quanto realmente simile a un sistema di caste. Come in India. Come l’Europa prima della rivoluzione francese. A cosa sono servite tutte quelle teste di Re, regine, signorotti e proprietari terrieri che abbiamo tagliato?

Oltre alla fame, dunque, cresce in questo mondo di dannati una rabbia sorda che serpeggia in mezzo agli ultimi del mondo cui ancora si racconto che, accettando i sacrifici, dopo la morte ci sarà la ricompensa di un Dio. Da millenni, nessuno ha ancora capito perché sono sempre i poveri disgraziati a essere sacrificati agli Dei!
L’Islam, forse più delle altre, è quella religione che ci fa intendere esplicitamente che dopo la morte siamo attesi nei giardini dell’Eden. Anche se non è molto, in quelle condizioni di non vita, è tantissimo. Di fatto, nella conquista delle anime, stante ai numeri, l’Islam acquisisce, giorno dopo giorno, sempre più successo!

In questa roulette della vita il luogo in cui nasci è una scommessa, una puntata sul rosso o sul nero. Peccato che il gioco stesso sia truccato e quasi tutte caselle siano nere: il 90% appunto. Poi, chi per culo nasce in un ambiente benestante racconta che non è una questione di fortuna, ma di discendenza, perché il nonno o il trisavolo hanno fatto fortuna e ricchezza, facendo immensi sacrifici. Ma andate al Diavolo! Morire senza aver mai vissuto, all’epoca del web, è una doppia ingiustizia divina: non solo non si vive veramente, ma si assiste alle vite da sciuri degli altri.