Uomini emersi dal marciume della società

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Quello che troviamo imperdonabile della classe dirigente è di essere stata non solo artefice della crisi che ha ferito a morte il ceto medio, ma di aver permesso a quei pasticcioni di banchieri di fare carne da macello del 40% delle aziende finite in pasto alle iene anche della malavita.

Le carcasse lasciate a marcire nelle zone industriali e artigianali sono uno sfregio nelle periferie delle città: capannoni e macchinari coperti da sterpaglie sono rifugio delle attività più losche, mentre molte di loro sono finite all’asta con lo scopo di ripulire provenienze di danaro illecito.

Tutte transazioni di danaro avvenute sotto gli occhi vitrei di banchieri spregiudicati di cui molti di loro compiacenti e collusi, ma pronti a segnalare al fisco supposte irregolarità dei pensionati ottantenni obbligati al bancomat e alla carta di credito per controllarne le uscite.

Gli uomini emersi dalle fogne e alcuni banchieri, durante la devastazione finanziaria e anche ora, si sono spartiti le spoglie di centinaia di migliaia di risparmiatori, arricchendosi e ostentando spavaldi in società le loro ricchezze nei negozi più esclusivi, dove non avevano accesso solo fino a qualche tempo prima.

Ma nonostante abbiano cercato di mimetizzarsi nel club più esclusivi e comperate ville e opere d’arte, favoriti dalla morsa a tenaglia dal fisco e dalle banche, non sono riusciti a togliersi di dosso quel marciume che nessuna apparenza è riuscita a nascondere; anzi, direi che hanno peggiorato il loro odore acre. Un po’ come mettersi il profumo sotto le ascelle senza essersele lavate.

Almeno le orde barbariche di un tempo erano fiere del loro lezzo e vantavano il rispettivo bardarsi con pelli di animali conciate male e puzzolenti, e con orgoglio si calcavano sul capo corone che non gli appartenevano.

Oggi, grazie alla compiacenza di una classe dirigente sempre pronta a farsi corrompere e una società in crisi hanno fatto ingresso negli ambienti più raffinati: come riconoscerli? basta vederli a tavola.

Abbiamo dileggiato per anni il macellaio Mario Brega che, nei film di Verdone, impersonava la quint’essenza dell’ignoranza ostentando catene d’oro e pesanti orologi coi brillanti; personaggi questi che comunque almeno si alzavano alla 4 del mattino e si caricavano sulle spalle quarti bue per poi lavorare fino a notte inoltrata. Certo, non avranno pagato le tasse fino in fondo, però erano e sono dei gran lavoratori e come tali meritavano quel rispetto che nessuno gli ha mai concesso, tenendoli sempre ai margini della società.

Negli ultimi dieci anni, grazie alla collusione di molti banchieri, gli uomini delle fogne hanno fatto il loro ingresso negli ambienti bene e nei salotti intellettuali, senza mai aver lavorato un giorno e senza che qualcuno gli abbia mai chiesto conto delle loro ricchezze.

Ed e cosi che è nata una nuova classe dirigente: grazie ai soldi speculati sulla vita del ceto operaio del Paese, a cui le banche avevano pignorato la casa avvisando gli speculatori che sarebbe andata all’asta ad un prezzo dieci volte inferiore a quello di mercato.

Tanto le banche potevano defiscalizzare le perdite in tempo reale e anche quel 10%. ricavato dalla vendita giudiziaria era tutto guadagno, mentre agli strozzini è andata la torta più grossa e in più ripulivano il danaro sporco.

Bastava andare nei bar delle zone industriali per sapere queste cose, così come era successo per Parmalat e tante altre porcherie che hanno messo sul lastrico l’indotto, le famiglie e i risparmiatori.

Del resto, avete mai visto bancari e banchieri chiedere l’elemosina durante la crisi? Mai! Al limite qualcuno è stato liquidato dall’istituto di credito che peraltro aveva assassinato, per trovarlo nel consiglio di amministrazione di un’altra banca e magari con un compenso maggiore.

La crisi del sistema bancario che ha visto truffate centinaia di migliaia di famiglie discussa dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta, insieme al Decreto Salva Banche doveva deliberare contestualmente la sospensione dagli incarichi di tutti i vertici degli istituti di credito coinvolti fino ai funzionari più bassi in grado; compito, peraltro, che sarebbe dovuto spettare alla Banca d’Italia, ma tra cani non ci si morde mai e tutto si affida alla giustizia che quando accerterà i fatti, amministratori e funzionari saranno in pensione o morti per sopraggiunta quarta età.

Intanto, nonostante l’accaduto, le ONG della finanza continuano a salvare dalle fogne gli uomini più infami. Se il racconto non contenesse delle verità, perché mai il governo in carica avrebbe riconosciuto la truffa consumata ai danni dei risparmiatori e messo in finanziaria 1,5 MLD per risarcirli?

Immagine: dipinto di Hieronymus Bosch