• domenica , 19 novembre 2017

Un MANIFESTO a tutela degli azionisti delle banche venete

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Come è stato possibile un decreto salva-banche per evitare – come scrisse Marco Onado ne “Alla ricerca della Banca perduta” – una crisi sistemica, allo stesso modo la classe politica nazionale ha il sacrosanto dovere di rendere giustizia ai tanti risparmiatori del Veneto che hanno perso tutto.
Angelo Santoro ha promosso, dalle colonne del suo autorevole ed elegante Journal un’altra battaglia morale che lo caratterizza per il suo impegno civile e sociale: convincere i nostri governanti a farsi carico delle migliaia di risparmiatori che hanno sottoscritto azioni con le Banche Venete che oggi non valgono più nulla. Ciò è possibile solo attraverso la sua proposta di DecretoSalvaRisparmio “Risparmiatori e Azionisti”.
Si tratta di un’iniziativa che prende l’abbrivio sulla base di questi fondamentali propellenti:

1 – i risparmiatori che ne sono coinvolti sono 207 mila;

2 – hanno perduto 15 miliardi di euro;

3 – sia Veneto Banca che Popolare di Vicenza sono state sottoposte a liquidazione coatta amministrativa, procedura concorsuale prevista quando le banche sono in uno stato di insolvenza;

4 – i risparmiatori per far valere i propri diritti dovranno inserirsi allo stato passivo delle banche (per esemplificare i casi si legga Frisone Sole24Ore 26/7/2017);

5 – le banche potranno pagare solo se i crediti deteriorati, le sofferenze che hanno in pancia, possono essere smaltite. Si stima che esse superano i 17 miliardi di euro, ben oltre il 35% del portafoglio impieghi totale che vale poco meno di 45 miliardi. Una situazione che non ha pari in Italia e che solo Mps può forse eguagliare (Sole24Ore del 21/02/2017- dato raffrontato al bilancio del giugno 2016).

6 – Si deve sottolineare, per quanto hanno riferito Fabrizio Viola e Giustino Di Cecco, alla Commissione parlamentare Banche, che vi sono altre partite, dette incagli, pari ad oltre 8 miliardi di euro che si aggiungono ai 17 miliardi.

7 – Il fatto gravissimo è che i risparmiatori hanno perso tutto e non possono recuperare niente o scarti di un eventuale attivo e probabilmente a babbo morto. Infatti Viola ha ricordato che prima di tutto deve essere pagato lo Stato, al quale vanno restituiti 5,3 miliardi di euro, per aver consentito ad Intesa di assorbire asset delle banche Venete, senza perdite patrimoniali per l’istituto di credito milanese guidato da Messina. Dunque Banca Intesa non solo ha portato via, come Brenno fece a Roma, l’oro e la più bella argenteria vicentina, ma è stata pure pagata dallo Stato.

8 – La SGA, la società che sta curando lo smaltimento dei crediti deteriorati delle Banche Venete, deve dunque soddisfare prima lo Stato per oltre 5 miliardi di euro.
Ma di quanto saranno svalutate le partite deteriorate pari a circa 17 miliardi per essere vendute a cessionari avvoltoi o pagate direttamente dai debitori, tra l’altro già dissanguati in un tessuto economico lacerato? Con una somma pari proprio a 5 miliardi o poco più.

9 – Con questo attivo fallimentare – se si dovesse realizzare – ma con tempi biblici, i poveri risparmiatori non saranno mai risarciti dei loro risparmi defraudati per oltre 15 miliardi, se dovrà essere pagato prima lo Stato.

10 – Ecco dimostrata la grande truffa: hanno perso tutto e non avranno, ne’ recupereranno più nulla.

11 – Secondo quanto scrisse Giuseppe Grassano, direttore generale di BPV, già nell’anno 2001 (lo ha ricordato nel suo libro Cecilia Carreri ” Non c’è spazio per quel Giudice “, il crack della banca popolare di Vicenza pagina 221) in un famoso memoriale più diffuso del settimanale Famiglia Cristiana, Zonin suo immarcescibile Presidente, gestiva la Banca Popolare di Vicenza come un feudo. Sia Grassano che l’avv. Rigon, vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza, non furono sentiti dalla Procura di Vicenza, nè ascoltati, come Cassandra che vaticinò che Troia sarebbe stata bruciata. E così è avvenuto.

È importante che lo Stato intervenga con forza e decisione a tutela dei risparmiatori nel rispetto del valore del Risparmio garantito come diritto fondamentale di natura costituzionale, così come disciplinato all’art.47, con un decreto che restituisca il sacrificio di una vita di cittadini onesti e lavoratori che hanno rappresentato la locomotiva di Italia ed il reddito più produttivo della Nazione.

Santoro, ha avviato un processo sociale con un MANIFESTO “d’onore” che aggreghi tutte le realtà associative a difesa di azionisti e consumatori, nell’intento di rendere chiare le rivendicazioni degli azionisti.

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