• domenica , 19 novembre 2017

L’ipocrisia delle autorità di vigilanza: Bankitalia e Consob

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L’ipocrisia del potere di BANCA D’ITALIA e della CONSOB, ai danni dei risparmiatori. Perduto il senso del pudore. Le carte vanno portate in PROCURA.

Sono volati gli stracci, giovedì 9 novembre, alla Commissione Banche in Parlamento, tra le due più importanti autorità di vigilanza, BANCA D’ITALIA e la CONSOB.
La cifra dello scontro, la sua dinamica interna, il dispositivo della crisi, non è lo squallido scaricabarile (la colpa è mia o tua, lo aveva già detto Francesco Greco, Capo della Procura di Milano nella sua audizione), ma l’ipocrisia del potere che è il più grande male che affligge il nostro paese, repubblica delle banane.

1 – È falso ciò che dice Barbagallo, per conto della Banca di Italia e anche quanto afferma Apponi, per conto della Consob.
L’obiettivo di Banca di Italia è la “stabilità” (sic!!) del sistema banche: traduciamo: se una Banca è in crisi non vanno puniti i responsabili, bensì essa deve essere assorbita da un’altra Banca più grande e la crisi deve essere evitata. Cio’ significa che i responsabili non vanno puniti, tutto si deve mettere a tacere: la perdita di capitali, di patrimonio, di azioni, di obbligazioni, con buona pace dei poveri correntisti ed azionisti.
Guarda caso proprio questa operazione voleva attuare la Boschi: pregò Unicredit, affinché assorbisse Etruria. Ricordiamolo lo ha rivelato De Bortoli, grande giornalista nel suo ultimo libro “Poteri forti o quasi” e non è stato ancora smentito.

2 – È falso anche quello che dice Apponi che non risponde alle domande dei Commissari sulla funzione della “trasparenza” (un altro sic!!), che è poi la finalità della CONSOB. Come è possibile non conoscere l’adeguatezza tra il prezzo delle azioni ed il suo patrimonio?
Infatti le banche venete vanno in crisi proprio per questo: i risparmiatori possiedono azioni che non valgono nulla, perché fanno riferimento ad un patrimonio di valore inferiore, come se io avessi una bottiglia di vino che ho pagato 100 euro ed assaggiatone il contenuto, mi accorgo che è aceto. Quando questo pattume si è concretato dove erano BANCA D’ITALIA e CONSOB, che proprio sull’adeguatezza del patrimonio devono controllare e vigilare?
Meletti sul “Fatto Quotidiano” si è divertito a descrivere lo squallore della farsa di giovedì scorso, come la Caporetto della Banca di Italia ed ha paragonato Barbagallo a Cadorna, il Generale che determinò il disastro nella prima guerra mondiale. Effettivamente è così e da buon democristiano, navigatissimo, il Presidente Casini ha evitato il confronto all’americana: l’ipocrisia che abbiamo descritto sarebbe venuta fuori, come i liquami dalle fogne, i veleni dal vaso di Pandora, se i due funzionari si fossero scontrati sotto gli occhi di tutti.
Si sta perdendo il senso del pudore e si tenta anche una squallida operazione demagogica ed elettorale: i partiti si azzuffano per incassare un supposto dividendo elettorale, difendendo tardivamente i poveri risparmiatori. Non si capisce dove stavano prima! Perché non hanno evitato la crisi?

Bisognerebbe invece avere il coraggio di portare le carte in Procura e mettere sotto processo chi ha sbagliato sulla pelle dei risparmiatori che hanno perso tutto.

E siamo solo all’inizio della tragicomica: ora si aprirà il dossier Monte dei Paschi di Siena e ne vedremo delle belle.

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