I banchieri “untori” appestano gli impoveriti

Raccontiamo questa storia oggi perché il cappio si sta stringendo intorno al collo delle persone i cui debiti sono stati venduti a società dalla dubbia moralità; società che bussano alla porta dei creditori con una coercizione psicologica tale da dare il colpo di grazia alle persone le quali, avendo perso tutto ciò che possedevano per i raggiri delle banche, stanno cercando a fatica di rialzarsi.

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Tutto inizia anni fa, quando secondo uno schema di gioco preordinato per “truffare” i cittadini, prestiti e mutui sono stati concessi a persone che non lo meritavano. Beninteso, non perché non fossero perbene, ma perché, come del resto era evidente ai banchieri stessi, non avrebbero potuto restituire somme tanto alte. Quando fosse stato solo la metà, sarebbe stato già un traguardo.
Qui scatta il gioco perverso dei banchieri che, protetti in alto loco, hanno messo in pratica la più grande truffa dal dopoguerra o comunque dopo quella riguardante la Banca Romana che il nostro Re utilizzava come fosse un bancomat personale.  

Il fallimento di Lehman Brothers, uno dei crack più importanti della storia finanziaria degli Stati Uniti, viene cavalcato abilmente dai nostri banchieri per scopi truffaldini, con la richiesta tempestiva di rientro da tutti i fidi, così da mettere in difficoltà quelle persone che si erano affidate fiduciose alla banca per ottenere un mutuo immobiliare comprendente le spese notarili, caminetto all’ultima moda, doccia idromassaggio e una vacanzetta alle Bahamas. Non senza aver ricevuto i complimenti da parte del funzionario di banca di turno, pronto a tranquillizzare i clienti col copione imparato a memoria: “non si preoccupi, che a pagare i debiti e a morire c’è sempre tempo!”. Appunto, morire, come tanti uomini si sono tolti la vita per la disperazione di non poter estinguere i debiti.

Insomma, da qui in poi è iniziata da parte dei banchieri e dei loro solerti funzionari la cottura a fuoco lento dei clienti “polli”, per incassare almeno la metà del mutuo, prestito, o leasing, “regalato” precedentemente a costo agevolato e ora richiesto con tanto di interessi. Con la scusa di qualche rata non pagata (la crisi fu per tutti, ma solo ai disgraziati è toccata pagarla!) hanno preteso la restituzione dell’intero prestito con la minaccia di passare alle vie legali, e quindi al sequestro dei beni o sfratti esecutivi.
Da qui in poi è iniziato il calvario per i clienti e il grande affare per le banche.

Quest’ultime, una volta ricevuto la metà dell’importo più interessi, annessi e connessi, hanno cominciato la mattanza legale per arrivare ai pignoramenti e successivi espropri degli immobili, mentre intanto defiscalizzavano immediatamente le perdite che gli permettevano di pareggiare i conti. I conti della serva erano più o meno questi: “tanto ho prestato al cliente e tanto dalle imposte ho scaricato la perdita della somma rimanente, per cui il totale incassato dalla banca sempre 100 è”. E fu a questo punto che gli istituti di credito si sono ritrovati con migliaia di immobili di cui avevano già precedentemente scaricato la perdita dalle imposte. Cosa farne allora di tutte quelle proprietà? Li hanno venduti in blocco, in qualità di crediti in sofferenza che includevano persino le case pignorate ai poveri disgraziati.

Per non parlare delle voci minacciose e persecutorie al telefono: dall’altra parte della cornetta ti ritrovavi spesso un mittente misterioso che faceva capo a società vigliacche e aggressive che erano disposte a tutto pur di recuperare il debito contratto. Potevi ritrovarti un piccione sgozzato fuori l’uscio di casa o potevano presentarsi direttamente al lavoro per “batter cassa”, disposti a farti fare le peggiori figuracce di fronte al capo o, in caso di un libero professionista, di fronte ai clienti che non avresti più avuto. Altro che mafia!  Avete presente Giallini e Santamaria nel film “Rimetti a noi i nostri debiti”?

Oggi, i poveretti che si trovano in questo giro infernale di raccomandate e telefonate minatorie non hanno neanche un riferimento, salvo rivolgersi ad un legale per pagare altre parcelle per rimanere sempre punto e a capo.
Ma le banche e il fisco cosa ne sapevano che queste finanziarie erano delle poco di buono? beh, sapevano tutto perché come fa una Società a Responsabilità Limitata con un capitale sociale da appena 10.000€ a comperare centinaia di milioni di immobili e crediti deteriorati se non ha la banca complice che gli presta i soldi?!

O magari anche il presidente o amministratore della stessa banca che, sotto mentite spoglie, partecipa al gigantesco affare, in qualità di garante misterioso.
In molti istituti di credito italiani dove si sono consumati questi misfatti, il personale, a partire dal fattorino e fino ai funzionari più alti in grado, sanno tutto; e sanno tutto anche nei bar dei paraggi frequentati dai bancari. Un po’ come il caso Parmalat, dove non c’era un bar dello sport che non sapesse ogni cosa, perfino il fatto che quei soldi che diedero inizio all’avventura dei capitani coraggiosi erano stati prestati inconsapevolmente dai terremotati irpini.
Vecchie storie che si ripetono e vecchi maiali che arrivano in punto di morte senza mai togliersi il lezzo di dosso.