I bancari ti accompagnano all’eutanasia dei tuoi risparmi

I banchieri vengono nominati dai finanzieri, cioè coloro che possiedono il maggior numero di azioni, i quali fanno finta che la politica e la Banca d’Italia siano protagonisti della centralità di questi templi del potere.

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Quando parliamo del maggior numero di azioni non ci riferiamo al 51%, ma semplicemente ad un numero rilevante che può essere anche di una percentuale ad una cifra e, per un insieme di regole e regolamenti alla Bartezzaghi, come dice l’ex senatore Antonio Razzi alias Crozza, si nominano un banchiere “tutto loro” con “i nostri soldi”!

In questo girone infernale si autofinanziano per le più becere speculazioni a danno dei risparmiatori che, se devono rinnovare la bottega o ristrutturare la casetta, non riescono più ad ottenere un modesto prestito.
Poi c’è quella parte di piccole imprese e di ex famiglie agiate che messe in condizione di non poter più entrare a casa loro, cioè le banche, sono scientemente spinte a chiedere prestiti, associarsi e mettersi a disposizione della Mafia s.p.a che di soldi ne ha da buttare.

Pensate che – lo scrivevo qualche articolo fa – un recente dato ci racconta che il giro d’affari di contante della Ndrangheta è di oltre 50 MLD, al punto da essere la prima azienda del Paese.
Ora, non voglio dire che i banchieri sono i cassieri delle organizzazioni malavitose (me ne guardò bene) ma certo il giallo di dove finisce questa montagna di quattrini non è stato ancora svelato. L’unica cosa certa è che se una persona perbene va in banca per cambiare una banconota da 200 o 500€ viene immediatamente segnalata dal solerte impiegato di banca, al Fisco, alla Banca d’Italia, alla Polizia, alla Guardia di Finanza e addirittura al Papa.

Nell’ultimo decennio, banche e banchieri hanno abbandonato quel percorso che dal dopo guerra aveva portato l’Italia a crescere e distribuire benessere ai suoi cittadini, l’ascensore sociale era perfettamente oliato e faceva su e giù con grande lena. Il direttore di filiale custodiva con cura i risparmi dei lavoratori e ridistribuiva, con prudenza, i fondi necessari perché crescessero le attività commerciali, previo pagamento di onesti interessi che divideva con il risparmiatore.

Poi è successo che con un colpo di mano, dopo l’avvento dell’euro, ma solo casualmente, i risparmi dei lavoratori e dei pensionati sono stati tolti alla piccola impresa e investiti in avventurose speculazioni finanziarie, fino ad asciugare i loro modesti risparmi, finiti con destrezza nelle tasche dei padroni dei banchieri.

Cari pensionati ultraottantenni, avete capito cosa è successo? Pochissimi si sono intascati i vostri quattrini, lasciandovi a pietire un prestito per rifarvi la dentiera.
Oggi le banche non hanno più alcuna funzione attiva, i territori non crescono più e l’ascensore sociale è rimasto sbilenco, le famiglie, le imprese e i bottegai negli scantinati della società chiusi dentro, compreso il futuro delle giovani generazioni.

Mentre gli istituti di credito tirano avanti senza che nessuno decide nulla; o meglio decide un gigantesco computer che, in base ai dati che vengono inseriti sulla tua persona, stabilisce se devi vivere o morire. E gli impiegati che una volta si sforzavano di semplificarti la vita oggi sono lì apposta per complicartela. Non seguono alcun filo conduttore di discorso, si perdono in una cantilena di inutilità che ripetono al cliente a pappagallo, mentre tu ascolti quella voce monocorde che ti accompagna, lentamente e inesorabilmente, all’eutanasia dei tuoi risparmi…e a volte anche della tua persona.