• mercoledì , 13 dicembre 2017

BBBB, banchieri e bancari, briganti e bugiardi

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Il 3% dei debitori degli istituti di credito sono la causa del 70% delle sofferenze bancarie: si parla di un ammontare complessivo di circa 120 MLD.

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I banchieri, coprono queste notizie omettendo volontariamente, anche di fronte all’evidenza, i nomi dei grandi debitori, sviando abilmente ogni riferimento ai prestiti concessi. Invece, attribuiscono con convinzione e un certo disprezzo, la debacle bancaria al bottegaio, a cui hanno prestato i quattrini per acquistare il negozio: colpevole, a loro dire, di essere quel cattivo pagatore unico responsabile del crack finanziario dei più importanti istituti di credito del Paese.

Pensate, nei salotti raffinati della finanza, i banchieri di casa nostra, quelli che hanno appreso il mestiere nelle scuole dell’ipocrisia e dell’inganno, si pentono di aver finanziato l’acquisto della stalla al bifolco: perché sostengono che si capiva dalla sua innata ignoranza che non sarebbe stato capace di restituire il prestito ricevuto.

La convinzione diffusa tra gli “usurai” in doppiopetto è che, nonostante l’evidenza dei i numeri, siano stati il 30% di debitori della classe operaia i maggiori responsabili del disastro dei più nobili istituti di credito. L’irritazione di questi banchieri, – molto spesso con le mani sudate -, è che se non avessero ascoltato quella politica sempre affamata di consensi elettorali, molte banche non sarebbero state costrette ad arrendersi ai debiti, e al conseguente fallimento.

Il punto è che non possono affermarlo esplicitamente e, quindi, si sfogano contro l’universo di quel ceto medio che aspirava semplicemente ad ampliare le proprie attività indebitandosi per ingrandire la bottega o magari per comperarsi casa: perché, sempre secondo loro, era del tutto evidente che non sarebbero stati in grado di restituire i prestiti!

Ora, risulta evidente dai numeri, perciò insindacabile, che i debitori insolventi delle banche appartengono in gran parte a un’élite del Paese, ma è anche vero che le banche sono loro; spesso dimentichiamo di precisare che quelli che chiamiamo i grandi debitori delle banche, siedono nei consigli di amministrazione delle stesse banche: in un gioco di parole è come si fossero prestarsi i soldi da soli!

Inoltre, i banchieri “briganti e bugiardi”, fanno parte delle organizzazioni aziendali delle imprese più importanti, ma in realtà non sono altro che gli “sceriffi” del re che usano ogni mezzo per drenare i risparmi. Nel proseguire questa metafora, sembra quasi che i poveri banchieri siano costretti a delinquere per disposizione reale, al fine di mantenere il proprio posto di lavoro.

È un po’ come a giustificare le “truffe” perpetrate ai danni dei poveri risparmiatori vendendo loro ogni inganno: comprese le azioni senza valore di alcune delle banche più blasonate.

Il delitto è che in quelle banche tutti sapevano, dall’amministratore delegato al fattorino, ma la legge non giustifica la “truffa” per necessità di mantenere il proprio impiego: anche se sono moltissimi i dipendenti i quali dicono che non potevano rifiutare di eseguire le disposizione ricevute.

Ebbene, aver venduto le azioni ai risparmiatori in buona fede, consapevoli che era una “bufala” è una infamità che non ha giustificazioni. Per questo un Decreto Salva Risparmiatori e Azionisti è tanto importante, almeno quanto lo sono stati i due precedenti Decreti Salva Banche.

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