Banche, tra patrimoni artistici, NPL e diamanti

UniCredit cede la sua collezione d’arte, ha deciso di arginare le sue perdite con un tappo di sughero. Anche perché non credo che il controvalore del suo patrimonio artistico valga quei quasi 100 MLD che occorrono per metterla al riparo da un “buco” che costa dieci volte tanto la Nuova Linea Torino-Lione.

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Non solo non risolverà i suoi problemi, ma segnerà la strada ad altri istituti di credito che certamente faranno la stessa cosa. Non per rimpinguare le case vuote, ovviamente. Piuttosto per favorire i finanzieri amici già pronti ad acquistare opere d’arte di immenso valore a quattro soldi: esattamente come hanno fatto con gli NPL, favorendo la speculazione di organizzazioni che godono di risorse finanziarie “opache” e pressoché infinite.

Vendite una tantum di società e privati non sono sottoposti alla tassazione del Capital Grain, in caso di plusvalenza dalla compravendita di opere d’arte. Questo significa che le banche affideranno il compito di vendere i loro patrimoni artistici alle case d’aste come Christie’s o Sotheby’s, per esempio. Vendendo tutto in una sola volta, potranno avvalersi della facilitazione fiscale che in questo caso sarebbe inesistente.

Ora la domanda è: venderanno davvero tutto oppure la gran parte sarà acquistata dagli amici degli amici o dai banchieri stessi sotto mentite spoglie, perché possano rivenderle con tutta comodità nel tempo triplicando il prezzo, vista la non applicazione della tassazione sulle opere d’arte?

E i capitali malavitosi, sempre in cerca di ripulire il danaro di dubbia provenienza, saranno investiti in questo affare irripetibile o continueranno a sotterrare i soldi?
Certo che gli immobili in pancia alla banche – con l’avvento degli NPL – sono andati a ruba, sarà la stessa cosa per le opere d’arte! Dei banchieri non lo sa nessuno visto che gli acquisti di tutto questo ben di Dio la fanno loro! Se così non fosse come farebbero la gran parte di questi pasticcioni ad essere così ricchi?

La spremitura dei risparmi è sempre stata una attività remunerativa, al punto che ultimamente stanno venendo a galla atri episodi interessanti, come quello della vendita di diamanti “fallati”(anche se nessuno ha fatto nomi e cognomi dei funzionari di banca complici delle direzioni generali che erano nei consigli di amministrazione delle stesse società diamantifere). Un po’ come l’intesa tra il Banco Popolare di Verona e Intermarket Diamond Business e del suo amministratore, deceduto qualche tempo fa!
Si dice che i soldi non puzzano, anche se certi soldi spesso sono vischiosi come il sangue… metaforicamente parlando, ovviamente!

Infine, vorrei precisare che le collezioni d’arte delle banche non sono frutto di acquisti per mettere al riparo i soldi dei risparmiatori, ma il bottino preso a garanzia di prestiti fatti a nobili e notabili nei decenni e secoli precedenti. Ora, siccome il giochetto è riuscito, i patrimoni artistici saranno un clone degli NPL immobiliari: case e terreni per miliardi di euro comperato da Società a Responsabilità Limitata con capitali sociali di soli 10.000€.