Ci vuole umiltà nella vita, lo spiegava già Millet con la gratitudine dell’Angelus

In un momento dove ogni cosa è diventata vanto e ogni vanto va esibito per dimostrare un proprio riconoscimento sociale, diventa utile percorrere la storia e quei protagonisti come Millet che hanno raggiunto il successo con fatica, umiltà e senza mai rinunciare alla propria dignità per potere e avidità.

 

Quel vecchio fienile rannicchiato tra gli alberi in fiore era abbastanza grazioso per darci un senso di gioia nel cuore.

Vicino ad esso, seminascosta tra rose, convolvoli è un intrico di clemantidi, la casetta pareva un nido di felicità. Ma questo quadretto idillico non serviva molto ad alleviare la lotta quotidiana che doveva combattere con la miseria Jean François Millet, che vi abitava con moglie e figli. Con i suoi occhi castani, Millet era un tipo che si notava tanto per il suo barbone nero quanto per la sua capigliatura che gli arrivava quasi alle spalle. Il suo aspetto semplice e maestoso insieme faceva pensare a qualche personaggio biblico. Era nato nel 1814 in un minuscolo villaggio della Normandia e i suoi l’avevano tirato su per lavorare nei campi come i suoi predecessori.

Aveva talento nel dipingere fino dai primi anni dell’infanzia ma non poté studiare fino ai vent’anni grazie ad una borsa di studio che gli permise di recarsi a Parigi. Nel 1837 Parigi pullulava di artisti,  ma per Millet era difficile mantenere se stesso e anche la giovane ragazza appena sposata, che morì nel 1844. Pochi anni dopo si risposò ma la vita era sempre critica, ad un amico artista che gli portò 100 franchi disse: “ Non mangiamo da due giorni”. Un mercante gli consigliò di dipingere più nudi, soggetti che si vendevano più facilmente è così iniziò. Il suo cuore si sentiva mortificato per non riuscire a dipingere quello che avrebbe voluto ma dovette sottostare ad un mercato che chiedeva bagnanti e magari semi nude.

Tornato a casa disse alla moglie che era disposto a sottostare al potere dei mercanti perché non ci sarebbe stata la possibilità di guadagnare con i suoi dipinti con scene di contadini. La moglie lo guardò e disse che non era importante vendersi se poi il loro cuore non sarebbe più stato felice. Con 500 franchi dell’epoca che erano il provento di un lavoro speciale, Millet si trasferì moda Parigi a Barbizon, un villaggio di contadini a circa 50 chilometri da Parigi. Prese in affitto una piccola casa colonica, trasformò il fienile in studio, sostituì le scarpe cittadine con zoccoli e ridiventò un nobile contadino.

Si prestò a diventare amico di donne e uomini che al mattino si alzavano presto per andare sui campi. Lavoratori onesti che facevano un vita tanto dura e che riconobbero in Millet uno di loro e non si sentivano impacciati quando cominciò a dipingerli come erano nel suo cuore.

In seguito parecchi di questi quadri divennero celebri. Tra i prediletti sono Il seminatore un’unica figura di uomo, monumentale, che getta i semi con un braccio disteso; l’ Angelus, una composizione commovente che mostra i raccoglitori di patate, assorti in preghiera; l’umile contadino consumato dalle fatiche, Luomo con la zappa.

Con la prima mostra fu denunciato come un anarchico che usava la pittura per protestare contro le miserie dei poveri e la tirannia della prepotenza dei ricchi, un uomo che aveva lo scopo di suscitare la lotta di classe.

Ma non era così, lui cercava solo di rappresentare la vita vera di chi amava essere ciò che era e niente di più. Persone umili che non ambivano certo a raggiungere posti che non gli spettavano.

I capolavori di Millet non trovarono compratori e per un lungo periodo lui è famiglia non ebbero altro da mangiare che la verdura dell’orto  e furono vicini a morire di fame.

Al suo mercante di quadri scriveva “Se potete farmi avere 50 franchi vi prego di mandarmeli subito, mi sono rimasti solo due franchi…” Una volta l’ufficiale giudiziario entrò a gran passi nella sua casetta con un ordine del tribunale partito di vendere i pochi mobili di Millet per pagare un piccolissimo credito di qualche invidioso.

Talvolta Millet portava un disegno a Parigi, dove un amico cercava di venderlo per pochi franchi. Se la spedizione andava bene se ne tornava a casa con le tasche piene di dolci e di giocattoli da pochi soldi per i suoi bambini. Se non riusciva a venderlo, quando arrivava a casa diceva loro “Sono arrivato troppo tardi e il negozio era chiuso, perdonatemi”.

La vita di Millet non fu sempre aspra, il passato gli pesava molto e tante persone avevano un po’ approfittato di lui, ma la sua donna e mentore della sua poesia pittorica lo aveva sempre sostenuto nel suo lavoro e lui le fu sempre infinitamente grato. I suoi pochi amici, pionieri come lui, cercavano di incoraggiarlo e insieme divennero il nucleo della scuola di Barbizon.

I suoi quadri furono esposti nei Salons di Parigi ed erano sempre più apprezzati dai critici. Nel 1868 il governo francese lo insegnì di una delle massime onorificenze: la Croce della Legion d’Onore e quando morì, nel 1875, tutta la Francia lo pianse. Mentre l’Angelus, l’opera più bella di Millet, fu donata dal compratore al Museo del Louvre.