Anita, l’ultimo libro di Alain Elkann

Un po’ colpita e quasi commossa dalla copertina del libro e dall’ammirazione verso l’autore, coinvolta in una presentazione particolarmente bella a cura di Elisabetta Rosy, Paolo di Paolo in una cornice romana illuminata dal Vittoriano, prende vita Anita, l’ultimo romanzo di Alain Alkann, Edizioni Bompiani.

Un narrare semplice e composto ma che coinvolge subito dalle prime pagine, un autonarrarsi ironico, quasi divertente, in un trascorrere il tempo in un continuo errare di un incontro in età matura. Misha incontra Anita a 62 anni e con lei scopre una nuova interpretazione della vita, dove due storie, due passati si intrecciano e non possono che essere conflittuali per i ricordi e i momenti non condivisi.

Negli alti e bassi della loro storia d’amore ci sono viaggi, incontri e passioni e la scomparsa di persone care e importanti che offrono loro l’occasione di meditare su che cosa accadrà dopo la morte e di chiedersi se farsi cremare o farsi seppellire. L’aldilà viene trattato come si trattasse di scegliere un luogo dove fermarsi, di darsi una tappa nell’esistenza. Una storia, forse la più importante, forse la più intima, forse quella veramente desiderata, ma come l’esistenza umana, complicata e contraddittoria nella fragilità della vita e dei sentimenti.

E l’anima? Per Misha l’idea che anima debba trasmigrare non lo convince perché, se dopo o prima possa appartenere ad altri, gli fa pensare che la vita è  solo un passaggio e che lui è solo l’affittuario temporale di quell’anima. Per Anita, invece, nella sua discrezione, non c’è nessuna celebrazione, la vita finisce e diventa polvere. Quindi la morte potrebbe essere un premio o una punizione, un modo di procrastinare la vita, un modo di pensare da vivi, con le divisioni in buoni e cattivi.

Marika Lion

“Ormai avevo quasi sett’antanni, mi preoccupavo della mia morte, di dove sarei finito. Certo mi dispiaceva enormemente pensare che invece di continuate a scrivere ogni giorno, a domandarmi cosa mangiare, a guardare il cielo, a fare i bagni in mare, a respirare l’aria di montagna, a leggere un libro o guardare un film sarei diventato un mucchietto di ceneri. Pensavo che la voce sarebbe sparita nel nulla, che la conversazione si sarebbe fermata e che il piacere sessuale sarebbe scomparso. Mi sarei addormentato senza sognare e senza risvegliarmi e Anita non sarebbe più stata accanto a me”.

“Anita e io parliamo molto della nostra vita, della nostra storia; ci chiediamo ogni giorno qual è il mistero che ci tiene insieme”. “Davanti all’invevitabilitá della morte di una persona a cui voglio bene mi sottraggo, ho paura, ho paura di vedere la persona soffrire e ho paura di come sarà la vita senza di lei. Paura del vuoto e del fatto che la persona non ci sarà più”

“L’incontro con Anita è stato molto importante, la sento nelle viscere, e mi fanno male, ma non ho saputo fare a meno di rovinare tutto. Ho dovuto vederla andare via per capire che la sua assenza mi faceva soffrire. Ora che ho esaminato tutte le ragioni, giuste o sbagliate, per cui non potevamo stare insieme, ora che è lontana, penso a quante cose abbiamo fatto. Lei crede all’astrologia, nella psicanalisi, e va fino in fondo, alla ricerca di ogni cosa. Io vorrei saper essere tranquillo con quello che sto vivendo, senza cercare sempre un’altra cosa…Penso che dovrei camminare a lungo, imparare la gratitudine, la voglia di aiutare gli altri, uscire dal mio narcisismo forsennato, non avere paura. La partenza di Anita ha lasciato un vuoto nel mio cuore”.